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Diodato - E forse sono pazzo



Un esordio col botto è questo "E forse sono pazzo" di Diodato, un album perfetto da qualunque punto di vista lo si guardi, coeso e variegato, da notare la disinvoltura col quale il giovane cantautore sorretto dalla band passa da un genere all'altro, coinvolgente sia quando i ritmi si alzano che quando si abbassano e le atmosfere evocano spazi dove perdersi, arrangiato in maniera ottimale e cantato ancor meglio, ascolto dopo ascolto abbiamo la sensazione che ce lo ritroveremo nella top ten di fine anno. Si parte con "Mi fai morire": tipico blues, sensuale anzi decisamente "senza pudore"... "la notte è lunga quindi ho tempo per scoprire ogni tuo piccolo segreto per sentirmi predatore prima di ogni tuo nascosto desiderio e non aver paura tu di me puoi fare quel che vuoi" per proseguire con il primo singolo estratto, dove la voce la fa da padrona "Ubriaco": "quando la luna spuntò ero già un fiasco di vino...", "Ma che vuoi" è un vivace beat con decise virate rock blues, con un gran lavoro chitarristico "parli manco fossi cristo in terra sei venuto per sacrificarti" ."E forse sono pazzo" ha un falsetto delizioso e nel suo dipanarsi può ricordare certi episodi di Marco Parente, assolutamente sinuosa ed evocativa "mi fai sentire strano mi fai sentire pazzo e forse sono pazzo si.. lasciami stare" . "I miei demoni" "domani voglio incontrare i miei demoni guardarli ancora in faccia, sentire il loro peso che mi schiaccia e quindi bevo e vado giù" è invece pop rock irresistibile, arrangiato come si deve. "Panico "al buio io non abdico" è un rock blues trascinante,"Capello bianco" è suggestiva e intensa "ma come si può sfiorir pur restando fermi?", "Patologia": "se qualcosa non va metto in ordine già torna l'armonia..." è invece morbida e melodica e narra la poesia delle piccole cose "e qual'è il tuo posto in questo posto". "Amore che vieni, amore che vai": con un  arrangiamento di stampo progressive col riff strumentale ben marcato ad ogni fine strofa fa rivivere di nuova linfa e vigore l'ever green di De Andrè "Se solo avessi" è un altra pop song ottimamente costruita tra parti lente e ritmate "quando non ti capisco e ti ferisco col mio essere superficiale", la conclusiva" E non so neanche tu chi sei" è un vero e proprio gioiello dai toni minimal e preziosi "ma guarda cosa fa la vita riesce a sorprenderti arrivi un giorno nella mia di vita e devo arrendermi". 
Ce ne vorrebbero di più di pazzi con questo talento.

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