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Unti e Bisunti: Vero come la Finzione




Uno sguardo sornione in camera... un'arricciatina al baffo, un'inquadratura ai tatuaggi del nostro, un sorso di birra "per sgrassare", ovviamente... paraculo e furbo nello stesso tempo, belloccio quanto basta, Chef Rubio, condensa nei venti minuti delle puntate di "Unti e Bisunti" un campionario di espressioni, pose e mimiche che trainano di fatto il programma, scandito dalle tappe di avvicinamento all'obiettivo più succulento e unto... appunto...



La finzione, la costruzione delle vicende legate al singolo episodio, potrebbero a tratti irretire lo spettatore di turno eppure finiscono con l'essere parte integrante dell'io narrativo... non solo per mere questioni di sponsor... "Che birra mi consigli, rossa o bionda?" o ancora "oggi il nostro giudice è..." che... guarda caso... tutto prevedibile, tutto ricorrente... "una farsa" vera e propria che si ripete, ad alta velocità e a tarda "digestione"... in rassegna le mani del nostro, la bocca, che si deliziano e che trovano gusto e compimento nella loro ricerca... affannosa? Mica tanto... Non è insomma il fattore "verità" a decretare la riuscita di un programma come "Unti e Bisunti"... una sorta di "Man Vs Food" all'italiana, dove l'ex giocatore di rugby "Gabriele Rubini"  affronta la sfida di turno.



 E non è importante che vinca o perda, anzi... riacquista un barlume di verità il programma stesso, quando il nostro perisce.... Alessandro Borghese in codesto filone ci puntava, a tal punto, dal nascondere i piatti dei concorrenti, per un giudizio più veritiero possibile, giocando con altri elementi, che erano lo chef rock, l'impossibilità di batterlo, etc... qui Rubio, mostra sfrontatezza ma si inchina spesso e volentieri, l'alta cucina è bandita, si parla sostanzialmente di riscoprire il cibo da strada più buono e invitante che ci sia a discapito di tutte le logiche dietetiche.... e la pasta del programma viene fuori... la catalizzazione e caratterizzazione di conseguenza sul personaggio principale è totale e i particolari sul cibo ingerito dal nostro fanno il resto... tutto ciò non provoca disgusto, ma piacere godereccio, puro e semplice... a pochi euro, che non guasta al giorno d'oggi tra l'altro... Rubio poi è fottutamente simpatico e vero, risulta tale, nonostante la finzione imperi incontrastata... ma lo sa lui, lo sa la troupe che filma, lo sanno i coinvolti di turno e lo sa anche e soprattutto lo spettatore... 



Non è Cucine da incubo insomma..."qui è tutto alla luce del sole" e in più è un autentico spot per il cibo da strada, che non dispiace, perchè ci riporta felicemente alle tradizioni più autentiche, eppure, ribadiamo il concetto, è un perfetto "baraccone", che finisce paradossalmente per regalare genuinità, in venti minuti, dove il ritmo è fondamentale in tal senso... e dove viene a cadere il principio da grande fratello e correlati adattati ai format culinari, dove si ha quasi la presunzione che sia quasi tutto vero... qui invece è vero come la finzione, come il titolo di un film di qualche anno fa... ruspante e verace come una pubblicità... Chef Rubio va a meta e chissà quali altre leccornie avrà in serbo per lui "il reale televisivo".

Commenti

  1. Si, certamente: è tutto estremamente artefatto e debitamente confezionato, si potrebbero ancora citare per esempio i fermi immagine, i rallenty con debita musichina a creare pathos, le iperzoomate...insomma un taglio molto cinematografico e ben poco documentaristico. Ma va bene così, intrattiene e si prende meno sul serio di tanti.Del resto con i 1000 e più programmi incentrati sulla cucina, cuochi, cuochetti e apprendisti stregoni in ogni pertugio dell'etere a cantare la loro messa personale, beh...ci si era rotti davvero la minchia. Almeno, io personalmente non poco!

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