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Muleta - La Peste




Avevamo già avuto modo di apprezzarli con il loro album d'esordio http://www.grandipalledifuoco.com/2012/01/la-nausea-muleta.html, e con questo "La Peste" i Muleta confermano le nostre attese e di avere un gusto della sintesi affascinante, che fa a gara quasi col nichilismo sbandierato e la disillusione che permane l'ascolto, poco più di venti minuti per ammaliare letteralmente. Taglienti, chirurgici nell'esposizione e nell'arrivare, nel far entrare nel loro personale mood senza scorciatoie, sia una frase sia un riff... non c'è speranza ma la rabbia, l'amarezza che può essere terapeutica, tanta è veloce e indolore se il dolore stesso persino sembra essersi rassegnato tra questi solchi... ma tralasciando ogni messaggio "superfluo" e cercando di sintetizzare anche noi: "questo disco spacca di brutto" (passateci l'espressione giovanile d'antan) e i Muleta possono solo migliorare con gli anni affinando sempre più "necessariamente però" la loro proposta... dove sul quel però necessariamente è ben intriso il limite stesso della proposta in se... e la sfida che la band dovrà affrontare, non perdere in immediatezza e sviluppare, osare, varcare i confini della loro stessa "musica", nell'attesa va decisamente bene così a cominciare dalla botta punk di "Meno": "ti accorgi che sei meno di niente" che può far venire in mente i Marlene Kuntz de "Il vile", "Lisa": "mi chiedevi se era bello stare su un piedistallo che ti limita a quello che sei" ricorda qualcosa dei Tarm "e sai hai voglia di sognare allora crepa", "Lotteria": "sei convinto da sempre che la paura di sempre ti limiti ma hai già cambiato i denti" un approccio più alla Zen Circus dove il retrogusto pop è sporcato abilmente da una ritmica efficace e coinvolgente con una parte lenta che fa da apripista a un convincente finale, "Ai Pazzi": "distante al punto giusto da veder male tutto distorci l'idea che hai di me distorci tutto",con la sua ottima alternanza elettro acustica,"La Vittoria": "sei sei sei ciò che sei..." altro brano punk bello tirato, "Moriremo Increduli":"mamma ho perso la testa e te ne sei accorta diciamo pure che questo è un momento di merda", spensieratezza melodica che si scontra abilmente con la durezza del testo, uno dei migliori dell'album,"Dodici Minuti": "per capire se un buco in testa può dare aria alle mie idee" e dove il punk si tinge di pop, "A Denti Stretti": "per un sorriso così vale la pena anche rischiare" un mood più lento e marziale che deflagra nel breve finale strumentale, "La Peste": anche qui siamo su sonorità pop punk "a te che ti aspettavi tanto dalla gente mentre io volevo solamente farla a pezzi" costruita a inno generazionale con la ripetizione del ritornello, "Il Giorno In Cui": e in conclusione arriva anche la ballad..."mentre tutto il mondo crolla sulla porta tu ci guardi tutto dal basso della tua finstrra bastardo quel dio che non ammette altro", dove potrebbe uscire un pezzone alla Ministri ma i nostri si fermano li quasi per pudore o troppa sincerità e schiettezza.

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