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Virginiana Miller - Venga il Regno



Sacro come l'Amore, Profano come "l'orchestrina dentro l'iphone" da "Due", i Virginiana Miller giungono al sesto disco, dopo "Un primo lunedì del mondo" che è un paragone importante da cui ripartire...
"Venga il tuo regno" ne è degno successore, è un album compiuto, che fotografa amaramente i nostri tempi ma che non smette di infondere fierezza e speranza, così i due singoli, l'orecchiabile e godibile "Una bella giornata": "spegni tu la luce ma ogni cosa resta illuminata" e "Tutti I Santi Giorni": "mentre fuori tutto va, va a rovescio ma vedrai che in qualche modo si farà, non piangere perchè io e te avremo altre primavere dopo gli inverni avremo tutti i santi giorni per noi", dove i nostri si permettono nella strofa di rimare come si deve "paradiso, sorriso, viso" senza perdere in poesia, stanno quasi a dimostrare il coraggio che ci vuole per riuscire a sopravvivere e a uscir fuori dal vortice di "Dal Blu": che esprime consapevolezza per uno stato di disagio interiore, di malessere: "la verità è polvere nell'occhio cieco del buon dio", trascinante, con le chitarre elettriche a punteggiare e un ottimo bridge, diradato e soprattutto da: "Nel Recinto Dei Cani":" Porgimi il collo tieni il guinzaglio io ti voglio bene come un figlio sono il capo del governo il ministro dell'interno sono io sono il padre eterno nel recinto dell'eden.." dove non è difficile riconoscere il protagonista dell'invettiva della band, solenne nel suo incedere con la chitarre elettriche e la sospensionne del ritornello, altamente evocativa: "venga il regno e sia dei cani"... un brano "politico", così come "Anni Di Piombo": partenza minimal che ben presto esplode nel ritornello che si dipana adeguatamente, con armonie ricercate non facili ma di sicuro appeal, suggestivo il testo, sospeso tra passato e presente: "stai tranquilla vado piano, quando arrivo poi ti chiamo, da un telefono a gettoni e ti dico che non mi hanno colpito le scosse, non mi hanno rapito le brigate rosse non avere paura non temere non c'è piombo in fondo al nostro cuore, io me la cavo bene". Tutt'altro tipo di gioventù è quella cantata in "Chic", che prende di mira una figlia di papà dopo l'università: "io non ho paura della morte ma delle rughe" dal mood affascinante e decadente: "lei non ha paura della noia, gioca a burraco". "Il potere" (con la chiesa come bersaglio principe) è al centro dei due capolavori assoluti dell'album: avvolta dall'alone di De Andrè, la "Lettera Di San Paolo Agli Operai": "circoncidetevi il cuore nel petto e apritevi al vento, io credo nel cemento e costruirò la mia chiesa perchè io credo in dio e credo in voi credo nel partito comunista e nei Pink Floyd " e in special modo (non si può non citare "La grande bellezza" di Sorrentino) "L'Eternità Di Roma": "Gotham City botulini Babilonia e cocaina tira e serra la mascella schizza e sputa sangue e sperma muta dorma la bellezza e per sempre la ragazza ricoverata in coma le porga la chioma nell'eternità di Roma" solenne, suggestiva, incantevole nella sua ferocia. 
I rapporti di coppia sono ben esplicitati invece in
"Due": oscura e marziale, per narrare l'abbandono, la tensione non si stempera nonostante la melodia che arriva puntale nel ritornello, al punto che sembra che la sezione ritmica sia intenta a dare schiaffi, puntando il dito verso la solitudine, il distacco:
"la felcità è un dono passa di mano e poi si dimentica, raggio di sole che illumina gli occhi, si posa sui volti, la felicità è una cosa è una cosa degli altri" a cui "Pupilla" fa quasi da contraltare: "l'amore accetta e l'amore perdona" un brano intimo, sospeso, sulla chitarra arpeggiata dalle notevoli aperture melodiche...  
"Effetti Speciali" sembra suggerire "la soluzione": strofa, ponte, ritornello e bridge, una perfetta pop song: "abbracciami fosse l'unica cosa vera, abbracciami fosse l'unica cosa normale, fosse l'unico effetto speciale". 

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