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Freak Opera - Restate Umani


Gran bell’esordio per i Freak Opera. “Restate Umani” è un album maturo e consapevole che ha poco da invidiare a produzioni più strombazzate che hanno ripreso nel corso degli anni la grande produzione cantautorale di casa nostra, aggiornandola ognuno a suo modo. I nostri, sfoggiano testi di ottimo livello, soluzioni strumentali “preziose” e melodie “asciutte”, lavorando per sottrazione e senza concedersi sbocchi di sicuro appeal ma sicuramente abusati, rilasciano canzoni genuine che lasciano il segno. Sarà interessante seguire l’evoluzione della band nei prossimi episodi quando per forza di cosa dovrà distaccarsi dai modelli di riferimento, per ora però va più che bene così, d’altronde bisogna restare uniti… o meglio umani…


“Vino e fiori”: Tra Tenco e De Andrè, tra arpeggi di chitarra, inserti di archi e flauto, ha un sapore d’antan molto suggestivo: “Vento che ti scioglie i capelli come un volo di uccelli verso la libertà...”

“Gli impressionisti”: breve e intenso arrembante folk colorato dalle chitarre elettriche: “L’arte non è passione è una spina nel cuore fa sanguinare i morti e resuscita il piacere, vivere o morire in ogni caso si resta da soli...

“Calmati Alessandra”: tempi scomposti,piglio jazz, che si librano nella melodia sudamericana del ritornello per un bozzetto alla “Bocca di Rosa”: “Calmati Alessandra ti ordina il padrone, maresciallo avaro che si mangia la pensione, calmati Alessandra, sai che a colazione anche al bar di fronte c’è chi vuole un bel bacione”.

“Pioggia d’agosto”: “Ah il tempo, la fatalità, qualcuno che ti ammazza per la strada e se ne va”, ballad cantilenante, poggiata sulla chitarra,dal mood popolare, a riflettere sulla strage di Bologna: “Arresti 30 anni di processi ma dietro la stazione c’è ancora il polverone”

“Insegnami a ballare”: “Non sembra essere normale che tanta gente metta al mondo figli mentre tutto va a puttane” il brano sviluppa da un punto di vista musicale il discorso intrapreso con “Gli Impressionisti”, spostandosi verso territori quasi indie rock, qui il tiro aumenta, come la varietà strutturale,tra stop and go, e il bridge che ripete ostinatamente il titolo.

“Aspettare una rosa”: “Io non voglio nessuna libertà e non cerco persone da inseguire”, ballad tutta pathos, che rifugge facili approdi melodici, con gli archi in evidenza sul finale, malinconici e solenni: “Anna svegliati non c’è neanche un mondo da cambiare...”

“Le sere d’inverno”: “Un cielo terso che più perso non c’è dove vanno a finire le parole quando non trovano la destinazione” ritmica accattivante come la melodia che ben si contrasta col testo... “Un colpo al cuore senza soffrire in quelle sere d’inverno...”

“Per amore della libertà”: “Io fuggo coi miei cani perché i soldi mi sporcano le mani lasciami andare lasciami sbagliare” altro brano ritmicamente coinvolgente, tra l’altro con un ritornello semplice e immediato, strutturalmente vicino a certi episodi di Massimo Bubola.

“Morte accidentale di un ladro di quartiere”: toccante folk ballad dai sapori popolari, rigorosamente in rima, ma niente affatto banale, anzi: “Quando uccidono un ladro dicono che è stato un caso rotolato dalle scale e voleva morire, morire per caso in questo paese è più facile che avere quattro soldi a fine mese, sotto il lume di una tomba riposa amico mio le ferite i calci in bocca portali in omaggio a Dio...”


“All’altro mondo”: come sopra... cambia solo il tema, l’ironia ficcante e incisiva, oltre che amara è la stessa e va felicemente a segno: “C’è brutta gente anche all’altro mondo fate attenzione meglio per voi...”

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