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“Un sabato italiano” 30 anni dopo: Sergio Caputo sforna un disco, un tour ed un libro


Sono passati 30 anni da “Un sabato italiano”, una delle canzoni che hanno fatto la storia della musica italiana, una creatura di Sergio Caputo, uno degli artisti più all'avanguardia per il suo periodo, ovvero i primi anni '80, un decennio in cui il jazz swing italo-americano portato in scena dal musicista romano forse era troppo poco compreso. Per questo è sbarcato negli States, in cui ha trascorso 12 anni della sua vita, suonando con i più importanti musicisti della scena jazz americana. Adesso, tornato in un'Italia in piena crisi e con un bagaglio molto, molto ricco rispetto a quello che ci aveva lasciato (da “Italiani Mambo” a “Il Garibaldi innamorato”, da “Bimba se sapessi” a “Non bevo più tequila”), sforna un disco, uscito lo scorso 25 novembre, un tour “Un sabato italiano show” ed un libro, o meglio delle “memories” di Sergio, un viaggio nei personaggi conosciuti, tra le storie, gli amori, gli aneddoti... un tuffo nei mitici anni '80, che poi mitici, per molti aspetti, non lo sono stati poi tanto. 


Il disco contiene, oltre ad un rivisitato “sabato italiano” jazz version, anche le nuove “E le bionde sono tinte”, “Weekend”, “Io e Rino”, “Mettimi giù”, “Cimici e bromuro”, “Mercy bocù” “Night”, “Bimba se sapessi”, “Spicchio di luna” e gli inediti “C'est moi l'amour” e “I love the sky in september”. Il tour, ricco di date, partirà dal Teatro Nuovo di Milano il prossimo 16 dicembre ed attraverserà molte città da nord a sud, accompagnato da una band di sei elementi con una sezioni fiati. Ne siamo certi: Sergio Caputo è stato uno davvero troppo avanti per i suoi tempi, uno dei pochi che ha saputo mantenere uno slang molto americano nei testi tutti italiani, creando uno stile unico nel suo genere. Come non ricordare “Idrofobina vegetale bevo per dimenticare il mal di mare, viscerale...”, “La luna piange in cinese nel vicolo, si prende a schiaffi in francese ed è ridicolo... non bevo più tequila, da quella notte che ho bevuto con te, non bevo più tequila, da quella notte che ho bevuto te”, “Anita dice Peppe quando gioca il Brazil si va a vederlo in Italy, pensaci Peppì...”, “ Lì c'è un manichino che somiglia a te, sfoggia un tayeurino giallo senape”, “La bestia che si agita in me sta abbuffandosi di uova di lompo e chardonnay?”, “Io e Rino giovani marmotte dell'alienazione ci spostiamo in automobili carrozzate dissociazione”... possiamo citarne davvero, davvero tante...


Un assaggio del rivisitato “Un sabato italiano”



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