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Alanjemaal - (Non ho) Niente da Sognare


E’ un magma sonoro oscuro e potente quello degli Alanjemaal, che con questo “(Non ho) Niente da Sognare” rilasciano una prova sicuramente coesa e ben fatta, muovendosi con disinvoltura tra noise, post rock, punk, hard rock con perizia e conoscenza della materia, con arrangiamenti convincenti… e Fabio Magistrali come valore aggiunto. Di contro ed è quasi inevitabile la proposta appare sin troppo monocorde in certi passaggi sonori e anche i testi risentono per così dire di questa unità interna, con poche variazioni di tono, suggestioni. 

“Impassibile”: il brano che apre l’album è anche quello più immediato e accessibile, dal piglio punk con risvolti new wawe, piace decisamente: “non è così utile scalzare le avversità voltarsi per non scorgere ogni atrocità”

“Noia e paranoia”: punk rock, arrembante e incisivo “come un sole che mi esplode nella testa alzo gli occhi e sento il cuore dire basta”

“Fulmine”: “quale assurdità ti controllerà per porti un limite, lo consentirai” sostenuta rock ballad dalla ritmica incalzante

“Il sonno della ragione”: noise con spunti psichedelici, “un respiro sempre uguale in un silenzio che mi trattiene dentro a  questo corpo che non riconosco più”

“Nero Fumo”: mood post rock con le chitarre che prendono il sopravvento in quello che può considerarsi il ritornello  interamente strumentale per un bridge più diradato nella seconda parte: “ripiego i sogni che fanno male dentro i cassetti da riordinare dirigo i passi nell’oscurità”

“Traslucido”: traccia interamente strumentale aperta dalle chitarre elettriche che sembrano rincorrersi con accenni anche melodici per poi calare di ritmo nella parte centrale, i toni si incupiscono e si fanno più minacciosi accentuati dalla sezione ritmica

“Te ne vergognerai”: siamo su territori hard rock, si viene ben presto catapultati in un vortice di suoni, coi riff di chitarra elettrica taglienti e incisivi “cosa più ti fa male ti fa cadere e non vuoi ammettere, te ne vergognerai”

“Dalle macerie”: “Ritornare a esser semplice e convincersi che tutto è utile” rock ballad ariosa e solenne, con ampie concessioni melodiche dal continuo crescendo, con un testo che è una vera e propria dichiarazione d’intenti e uno dei meno criptici dell’intero lavoro

“Il primo vento”: mood post rock con stacchi noise in un corpus ben variegato: ”trovare un senso la via più semplice per un’amore inconfessabile” 

“Soffocare”: “Tutta l’aria spingi fuori, tutta l’aria butta fuori” punk rock cantilenante col ritornello affidato ancora una volta alle sfuriate chitarristiche: “Se ragioni ti fai male”
“Inverno muto”: “non basta averti dato il mio onore non basta affogarlo dal dolore” ballad dall’atmosfera decadente con buoni spunti melodici nel ritornello meno nel suo dipanarsi  vuoi anche per l’eccessiva lunghezza a nostro avviso.

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