Lello Analfino torna coi suoi "Tinturia" con questo "Precario", un lavoro maturo e coeso, prodotto da Roi Paci, lontano dall'ironia tipica della band siciliana, i testi hanno decisamente un tenore alto e altro, ma non per questo il corpus risulta meno godibile. Sette canzoni appena che vogliono far ballare e nello stesso tempo pensare. Niente di nuovo a dirla tutta, nel senso che non ci sono soluzioni particolarmente innovative nella struttura dei brani in se, c'è anzi quasi una ricerca di un ritorno alle origini, per un sound senza fronzoli specie nella sezione ritmica, ma il tutto è fatto decisamente bene, con cura, semplicità e naturalezza, gli snodi cruciali per così dire sono immediati ma non scontati, a cominciare da l'orecchiabilissima "Così speciale" dal mood retrò coi fiati in evidenza in particolar modo nella parte finale: "Muoio se non ti vedo, tutto mi sembra vano cercando il tuo respiro se dormi faccio piano forse ti sembrerò banale sei tu che sei così speciale" per proseguire con "Isola": coinvolgente beat che si dipana in maniera diretta ed efficace:"Isola che mi isoli sei senza scrupoli mi tenti con i tuoi tentacoli isola che stai da sola senza limiti isola se vuoi ci rendi liberi". "Una vita normale": intensa rock ballad con un testo convincente con atmosfere che ricordano gli anni '90: "Siamo gli attori mancati di una vita normale che ci giudica, una vita normale fatta di cose semplici di un amore banale, ecco perchè non puoi capirmi" si lega perfettamente a "Madre natura": altra rock ballad di sicuro impatto che narra la tragedia del messinese: "Il cielo piange la terra trema e la mia gente come catena unita e sola unita ancora". Il ritmo torna protagonista con "Cercasi rivoluzione": reggae con Bunna degli Africa Unite che canta in inglese: "Prendete tutto quello che potete riempitevi le tasche di cazzate abbiate fede e allora capirete che il fondo non è così tremendo come credevate" e soprattutto nella title-track "Precario" dal piglio popolare e dal ritmo incalzante:"Sono precario lo so quello che posso darti amore ti darò senza brillanti tanti rimpianti bevendo vino con gli amici scorderò sono precari ari o quello che posso darti amore non lo so senza contanti tanti rimpianti fumando a casa con gli amici scorderò". Si chiude con la vera e propria ode al ballo che abbatte le diversità di "Mani nell'aria": con Manuel e Simon Krikka Reggae "Pelle che vibra passione che brucia, i nostri corpi si sfiorano Le gambe fremono pronte a partire Ci siamo Tanti colori diversi ma uguali Sulla bandiera che segna il cammino Danzano come le onde del mare".
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

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