Gianluca Conte aka Mezzafemmina prosegue in maniera ottimale la sua crescita artistica, "Un giorno da leone" è infatti un lavoro pienamente riuscito, con l'aiuto di Giorgio Baldi, il nostro spazia tra i generi con nonchalance e convince trovando la coesione nel sound "caldo", nelle soluzioni apportate in fase d'arrangiamento e soprattutto per l'intelligenza della scrittura. Aspetto quest'ultimo riscontrabile sin dalla traccia iniziale, "364 giorni d'oblio" un brano folk pop incalzante, che esprime una lucida analisi sulla sindrome della celebrazione per qualunque cosa:"Sarà per la filosofia del giorno del leone che avete questa mania della celebrazione e prosegue nella descrizione dei personaggi caricaturali di "Suffragio universale":una deliziosa marcetta folk: "Tu che ti definisci artista che è una info non richiesta e comunque caro amico certe cose deve dirle chi ti ascolta", "Perchè bisogna esserci e non per seguire i gusti personali"... in "La collezione di vizi" c'è una strofa cantilenante che esplode in un ritornello trascinante, primo singolo non a caso "Da quando ci avete insegnato che tra dire e fare è meglio apparire". "Il giorno dopo"è un'altra lucida analisi, stavolta sulla dipendenza da internet: "Staccati il mouse dalle vene" con una parte rap affidata a Chef Ragoo: "Scarico l'arte come fosse merda"intensa e variegata. In "Da quando ci sei tu" invece, c'è un testo abbastanza semplice, una canzone d'amore, ma dall'incedere ipnotico quasi sinistro a far da perfetto contrasto alle parole: "Sogno di viaggiare tra Perù e Argentina da quando ci sei tu ho capito chi sia davvero Che Guevara". "L'Italia non è": è una filastrocca sui luoghi comuni di come siamo visti dall'estero, assolutamente riuscita: "Non è un paese per italiani insomma non è un paese per persone normali". "Mammasantissima" è una folk ballad dal gusto popolare e dalle atmosfere vintage a raccontare la storia di un giovane che entra nella camorra:"io posso fare ciò che voglio tranne scegliere". Mentre "Silvia, credimi" è un'intensa storia di una ragazza sordomuta: "Ma come fai a sorridere se non hai mai detto ti amo"... dalle atmosfere retrò con un ottimo arrangiamento specie nelle parti vocali: "Basterebbe guardarsi un pò di più me l'hai insegnato tu". "Piett tonna": folk popolare per un antico canto rurale che narra la storia di una prostituta di un paesino che rimane incinta: "Ahi, la piett tonna chi t'l'ha fatta fan?!". L'album si chiude con il pop elettronico de "Le verità banali": quasi il proseguimento de l'italia non è: "Mi ritrovo ad affidarmi ciecamente alle verità banali".
Un viaggio folk, dal sapore d'Oltreoceano quello di Matteo Nativo in "Orione" ( RadiciMusic Records) , per seguire una stella, la più luminosa, per non perdersi e per tornare a casa. Perchè è bello il viaggio, ma è anche più dolce il ritorno. Matteo Nativo per la prima si cimenta con un album di inediti e ci arriva ad un'età indubbiamente matura e consapevole oltre che con ottimi compagni di avventura: Francesco Moneti (violino), Bob Mangione (armonica), Michele Mingrone (chitarra), Lele Fontana (piano e hammond), Elisa Barducci e Claudia Moretti (cori) e con l'apporto e la voce della cantautrice Silvia Conti. Perdersi. Dicevamo. Ed è da qui che il nostro inizia questo concept musicale, con " Che ora è" , raccontando la separazione dalla moglie, del senso di sconfitta e del caldo afoso che opprime, giusta condizione di sopraffazione: "Non so che ora è, che giorno è, di questa estate che...". E' raro fare uscire come singolo una cover, ma...

Commenti
Posta un commento