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Alice - Weekend


Dopo esser passata dalle cure di Michele Canova, Alice torna per così dire alle origini, con  questo "Weekend", di grande atmosfera, un album raffinato e coeso, arrangiato in maniera scarna ma incisiva, La classe è intatta, ci mancherebbe, ma lineare sin troppo appare lo spartito. dove tutto comunque risulta piacevole, gradevole ma si ferma lì, come rassicurante... che non è un difetto, intendiamoci. Risulta  evidente come Alice sia più a suo agio rispetto al disco precedente e alla fine risulti anche più convincente. Di contro, certi giochetti pop del Canova non dispiacevano, non in maggiore commerciabilità di un prodotto comunque di classe, quanto per la capacità di osare che non ha mai fatto difetto alla nostra, che qui, si affida al repertorio per così dire, non osa ma non stecca e tranne che in un paio di episodi, più per ripetitività dello spartito che altro, sforna un bel disco, con canzoni non banali e di buona fattura, col merito di recuperare tra gli altri, il grande e compianto Claudio Rocchi. Si comincia con "Tante belle cose": "Pensaci quando ti addormenti, l'amore è più forte della morte", brano di Francoise Hardy adattato in italiano da Franco Battiato, per una sorta di "Space Oddity" di David Bowie, costruita sull'accumulo di intensità, con Paolo Fresu a impreziosire. "L'ultima nostalgia": è una traccia letteralmente eterea, di Claudio Rocchi, dal grande significato, molto attuale: "Io amo gli uomini e le donne accese che insieme stanno uscendo dagli schemi che insieme sanno fare a pezzi porte chiuse soltanto per trovarsi più vicini". "Da lontano": con Luca Carboni e ancora Paolo Fresu, ha un mood notturno e complice, pop d'autore: "Da lontano sentivamo il mondo stare in una mano, da lontano ci sembrava amore anche una bugia". "Veleni": composta da Battiato, è decisamente come dire, figlia del suo autore, abbastanza prevedibile nel suo dipanarsi, ma non dispiace di certo: "Si può essere felici in questo mondo dove guerra e ingiustizie entrano in noi, riconoscersi è la chiave che aprirà qualunque porta". "La realtà non esiste":"Quando ami tu ridoni al tuo corpo quel che manca per riempire un abbraccio" è uno storico brano di Claudio Rocchi (1971), con Franco Battiato, la magia è intatta: "Quando gridi la realtà non esiste hai deciso di esser Dio e di creare, quando chiami tutto questo reale hai trovato tutto dentro ogni cosa". Data la melodia, si potrebbe fare quasi un mash up con Mad World dei Tears for Fears (1982). "Un pò di aria": dei Soerba, straniante, come nello stile del duo, eppur ad ampio tasso melodico: "Ho un forte bisogno di uscire, respirare un pò di aria, ho un forte bisogno di capire e respirare un pò di aria". "Viali di solitudine": folk ballad nostalgica "Oh my love restiamo insieme ancora un pò così, tra la gente che cammina sola lungo i viali chiusa in mondi che son sempre chiusi tra di loro, mondi che non si incontrano mai". "Aspettando mezzanotte": altra ballad suggestiva, ma senza mordente: "Se la mente potesse andare a posarsi altrove generare un'idea più simile alla verità" che fa il paio con la successiva "Crhistmas": di Paul Bachanan, cantata in inglese, dove comunque piacciono i soli di chitarra: "Take it easy, I believe in you". Si chiude molto bene invece con "Qualcuno pronuncia il mio nome": di Mino di Martino, traccia poetica e intensa, con un ottimo arrangiamento: "E mentre muovi dei passi di danza sull'erba i fiori al tuo passaggio sbocciano come d'incanto".

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