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Nadàr Solo - Fame


Un bignami indie italiano che non tralascia il pop, per undici tracce, è questo "Fame" dei Nadàr Solo, piacevole e ben fatto ma che di fatto non può soddisfare appieno, in quanto l'originalità della proposta in se va a farsi benedire. Dove paradossalmente i brani piacciono tutti, in quanto ad appeal,  ma dove tutti più o meno risentono di influenze più o meno velate che li fanno rimandare ad altro. Da segnalare comunque: "Non sei libero": "Io mangio quando ho fame questo è tutto"... ballad ad ampio respiro, dal gusto agrodolce "Perchè ognuno riesce a far quello che vuole anche a farsi male", semplice ed efficace nella sua costruzione e "Akai": "Io vedo ancora la luce mentre tu conti le foglie" sospesa e intensa, uno dei migliori brani del lotto. Per il resto, ci troviamo di fronte a brani di buona fattura, ma che soffrono inevitabilmente di rimandi: "La vita funziona da se": "Mi ritrovo a stento quando mi cerco nel pagliaio" che tra sferzate rock e melodia, non può non far venire in mente i Marta sui Tubi: "Non lavoro e non mi drogo c'ho lo sfratto e me ne fotto, tanto un piatto caldo si rimedia sempre in casa mia". così come "Non volevo": dove l'accostamento coni Ministri, è ancor più evidente per questa filastrocca pop punk: "Io non volevo dire a tutti tutte queste cose". 
"La gente muore": è melodia al potere e riuscita, ma anche arpeggi alla Virginiana Miller: "Se fa male non ti muovere" con interessanti inserti chitarristici "Salvami che poi ti salverai" mentre "Piano piano piano": dal continuo crescendo e piglio punk: "Ma tutto questo non vuol dire niente, sono solo, sono stanco, sono sotto casa tua... fammi entrare" e "Ricca provincia": "Dal diavolo c'è molto da imparare" non possono non far pensare agli Zen Circus. "Shhhh": "La paura che hai di me è la stessa che io ho di te" è semplice pop punk mentre "Jack lo stupratore": "Sono qui ma sono altrove" ha un intro progressive per proseguire su ritmiche d'assalto dall'incedere convulso e decise virate melodiche: "Sono io che ho paura di esistere, sono io che ho paura di te, senza testa il corpo muore".
"Cara madre": è un'altra ballad: "Credimi se ti dico che sto male, credimi se la testa ora mi esplode, credimi, è di nuovo primavera e il polline mi chiude i bronchi" che incredibile o meno (almeno a noi) ricorda certi episodi di Tiziano Ferro mentre "Splendida idea": "Ma che splendida idea lasciare che decida la natura che non conosciamo più a dar retta alle nostre menzogne finisce male" alla perenne ricerca del pathos,  non trova "aria". I Nadàr Solo rimangono un'ottima band, su questo non c'è dubbio, si può persino capire il tentativo di piacere a più persone possibili... quello che non ha senso è rifarsi al mondo indie dal quale (ci sembra) vogliano prendere le distanze.

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