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Alessandro Grazian - L'età più forte


Non delude mai Alessandro Grazian, "L'età più forte" è infatti un gioeillino dai colori oscuri e dalle luci calde, ricco di fascino retrò. Il mood è decisamente anni '80 e il nostro veleggia su sentieri synth pop e new wawe senza disdegnare anche il punk, per melodie di rara bellezza, intente a regalare suggestioni anche visive, abbinate ai testi che tratteggiano il disincanto di una generazione, dall'osservazione della realtà esterna, degli altri, dei rapporti e naturalmente di se stessi, con sguardo acuto e deciso. Dopo il breve intro strumentale de "L'età più forte" si parte con "Satana":"Fotti il tuo dolore prima che lui fotta te" al pianoforte, una ballad "dolente", con un delizioso sviluppo armonico, dall'incedere suadente: "Tutto è più crudele di tutto quello cui credi tu" dove nonostante l'evidenza di un mondo persino peggiore, bisogna continua a lottare e non lasciarsi travolgere dal male. Discorso che in un certo modo continua nella successiva: "Lasciarti scegliere": new wawe, marziale, a tratti ipnotica: "tu puoi lasciarti vincere, le barricate non ci sono più, ma forse è proprio quello che vuoi quaggiù tu". Un vinto, una che si è lasciata scegliere è appunto la protagonista di "Corso San Gottardo": ballad acustica epica nel suo dipanarsi che viene sublimata con l'entrata dei violini: "qui non conta chi sei qui non conta che fai qui non conta che ciò che hai" il nostro non giudica, racconta la storia della donna e riflette amaramente, senza ironia. Con la quale invece cerca di dare: "La risposta": coi modi da filastrocca synth pop, la disillusione serpeggia: "la poderosa disfatta della diseducazione gli anni struggenti delle iene" dove la risposta è da trovare "nella pubblicità, nei soldi di papà". Con "Anastasia" il discorso si sposta deciso sui sentimenti e sulla perdita di ogni raziocinio, nel mentre dell'innamoramento, per una ballad sognante, morbida e romantica: "io sono accecato da te". Come ne fosse il lato b, ecco arrivare "La meglio volgarità": in un perfetto scambio eros/thanatos, che viene reso in un oscuro synth pop che sfocia in un ritornello evocativo: "ora sei la mia violenza ora sei la meglio volgarità ora sei la mia indecenza ma sei la mia sola speranza, sei la mia vera salvezza". A questa dicotomia sfugge, allargando la materia alle relazioni costrette, con ironia stavolta liberatoria: "Se io fossi una band mi scioglierei":"la noia viene e va sia fatta la sua volontà" brano decisamente punk, sempre anni '80 style: "si fa quel che si può quando il talento è ko". Si può considerare addirittura un solo brano in due la coppia seguente che chiude l'album in maniera ottimale:"Quasi come me": folk ballad immersa in toni da duello western "ma non ti accorgi amore mio che sono qui per te e ti chiedo cosa fai ma tu ascolti solo te quasi come me" sull'egoismo nelle relazioni, discorso che prosegue e si amplia in: "Noi Noi Noi": dove musicalmente la tensione si stempera in un mood dilatato e le riflessioni di prima diventano certezze assolute se non addirittura epitaffi: "noi non ci capiremo mai, noi non ci basteremo mai, noi non rinunceremo mai ad essere noi"

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