Babalot - Dormi o Mordi



Babalot torna e addirittura esagera con "Dormi o Mordi", 14 canzoni senza alcuna sbavatura, ne riempitivi di sorta, solita genialità che stavolta fa rima decisamente compiuta anche con maturità, per un songwriter che raggiunge in questi solchi il suo massimo. Un album dove il nonsense intelligente e acuto del nostro si sposa a meraviglia con inserti musicali e arrangimenti preziosi nel loro apportare migliorie senza sovrapporsi, che rendono ricche e varie le folk ballad del nostro che straripa acume a ogni piè sospinto, con le parole che sembrano addirittura semplici nelle loro combinazioni, ma che non lo sono affatto e in questa ancor più maggior naturalezza nello scrivere si aggiunge d'incanto la bellezza delle melodie, a rovesciare la realtà come sempre del resto, ma con una lucidità, forse consapevolezza maggiore, a cominciare "da quel cervo" di "Riccardo": folk scanzonato col banjo in evidenza per sublimare "il mondo alla rovescia" dove: "Siberia attacca gli Urali e perde tutte le armate ma il peggiore dei mali sono i cartoni a puntate dove il cattivo non muore ma sparisce soltanto magari va dal dottore a farsi fare un trapianto" E si prosegue con "Liberarsi": ad esempio "... della carne travestita da insalata" con un inizio praticamente hip hop, che sfocia in un ritornello a chitarre spianate, hard  e claustrofobico per un finale più compassato con in evidenza il basso e la slide guitar. Dolce, delicata è invece "Nido": "vorrei sapere calcolare l'area del tuo viso le misure esatte per costruirci dentro un nido", quanto meno come testo, con le chitarre alla "Fragole buone buone" di Carboni per intenderci, incalzanti che ben contrastano la melodia che si prende il suo sfogo. Si arriva così a un gioeillino vero e proprio, "Come stai": assolutamente deliziosa: "se mi chiedi come sto ti dirò sempre bene anche se non è vero neanche un pò" e si continua con gli stereotipi messi a nudo di "Macchina": "puoi fare tutto o fare niente ma l'importante è farlo in macchina", con la chitarra elettrica a intromettersi in un mood ipnotico: "lo sai che anche il padre eterno governa il mondo con la macchina". "21 Marzo":"ho dipinto tutti i miei malanni ora portali dai corniciai" è una folk ballad sostenuta con un ritornello di grande intensità, con uno dei testi migliori dell'album: "ho appreso appunti per cancellarti e adesso quanto resisterai". "Pranzo" invece vira sul versante beat(pur mantenendo un impianto folk), specie nel ritornello, con un ottimo uso dei cori: "non tutto quel che è sporco è da lavare e tu non sai nuotare nel bicchiere". "Macchie": "so già che per tutto il giorno penserò soltanto a quelle macchie" un gran bel folk psichedelico che fa ripensare a certi episodi dei Lula di Amerigo Verardi. "La gente":"sembra drogata la gente ha visto gesù che un tempo aveva la barba e adesso non ce l'ha più", può contare su un grande arrangiamento, coi fiati a dar un'aria sbarazzina, sembra anche dal cantato basso quasi una parodia dei Baustelle con tanto di finale pop. "Briciole": è un brano country, divertito e irriverente a sdrammatizzare le delusioni amorose: "non voglio cancellare il nostro bel tatuaggio consigliami un chirurgo devo amputarmi un braccio". "Ottantaquattro": è una marcetta di stampo popolare: "amore ti prometto che usciremo di galera io con il doppio petto e tu con l'abito di sera", arrangiata con varietà e stile: "il mondo è quasi finito e torneranno le lire". "Evasore": "e se il tempo è relativo fai a meno del sostantivo basta un verbo per volare un aggettivo per non morire" è breve e sospesa eppure tanto intensa. "Stai attento": ancora un gioco di prospettive rovesciate "stai attento al vento che si porta via la gente" dal mood cantilenante e in certi tratti persino minaccioso. Chiude, come meglio non si potrebbe "Un ragazzo": "che non voleva più parlare si cucì la bocca con la polvere da sparo", è una grande ballad, non che scarna ed essenziale, con la fisarmonica a risaltare.

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