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Niccolò Fabi - Una somma di piccole cose



Dopo lo splendido album a tre con Silvestri e Gazzè, e dopo il ritorno da solista dei due compagni, ecco che anche "Niccolò Fabi" rilascia il nuovo lavoro: "Una somma di piccole cose", procedendo decisamente per sottrazione rispetto a Daniele e Max... ma il risultato è senza dubbio notevole... Senza fare paragoni, ci troviamo di fronte a nove vere e proprie gemme, acustiche, scarne, essenziali e "preziose", scritte in una casa in campagna, lontano dai fumi della città, ispirate al folk americano, ma profondamente italiane, attualissime nei temi, affrontati sempre senza retorica, con penna lucida e pungente. Niccolò non si smentisce mai... e sembrerà una banalità, ma è uno dei pochi che migliora album dopo album per davvero. "Canzoni letteralmente deliziose" che fanno di "Una somma di piccole cose", grande ancora una volta "la canzone d'autore italiana" quella vera, nella sua intima essenza che aspetta solo di farsi complice con l'ascoltatore. Apre l'album la title track: "Una somma di piccole cose": un brano folk che presenta diverse sfumature nell'arrangiamento, con gli strumenti che si inseriscono a dovere e un pianoforte incantevole sul finale strumentale: "abbiamo due soluzioni: o un bell'asteroide e si riparte da zero o una somma di piccole cose una somma di passi che arrivano a cento di scelte sbagliate che ho capito col tempo". "Ha perso la città": "hanno vinto i super attici a tremila euro al mese" è una sentita critica alla modernità,  dal piglio popolare, con la chitarra a punteggiare nella strofa e la melodia che si distende morbida e sinuosa nel ritornello: "ha perso la comunità abbiamo perso la voglia di aiutarci". "Facciamo finta": "che io mi addormento e quando mi sveglio è tutto passato" mood da fiaba e continua crescita d'intensità specie nel testo: "facciamo finta che chi fa successo se lo merita" o ancora: "facciamo finta che tu sei diverso e malgrado questo io non ti voglio ammazzare" con i cori a supportare. "Filosofia agricola": "è chiaro che non vincerò contro i cumuli di memoria ma il vento che li agita sarà l'ultimo ad arrendersi" bucolica e sognante, sospesa tra arpeggi di chitarra e pianoforte : "Se mai potessi scegliere io mi addormenterei d'inverno". "Non vale più": "di notte ogni macchina è uguale la muffa può sembrare caviale"  intensa e poetica, con un testo da applausi e un ritornello evocativo persino struggente nella disillusione guardata con estrema fierezza: "molliche come sempre per cena la regina ci nasconde qualcosa" una delle migliori tracce dell'album. "Una mano sugli occhi": suggestiva ballad al pianoforte , con una coda strumentale da brividi: "sarà più facile in due rimanere svegli cosa ti aspetti dal sole? Tu non parli mai ma ciò che vuoi è solo un giorno normale". "Le cose non si mettono bene": Morbida e trasognante con un arrangiamento che risalta nel suo essere efficace senza sovrastare il brano in se, anche se questo discorso si può estendere più o meno a tutti i brani: "A questo gioco lo sai si vince in uno soltanto che cosa stiamo aspettando il tempo passa e le cose non si mettono bene". "Le chiavi di casa": folk con accenni country con un gran lavoro delle chitarre che si sposano al meglio: "io ti metto sul piatto tutto ciò che conosco uno spartito soltanto per improvvisare". Chiude e meglio non potrebbe "Vince chi molla": "lascio andare il destino tutti i miei attaccamenti i diplomi appesi in salotto il coltello tra i denti lascio andare mio padre mia madre e le loro paure" emozionante a tratti commovente, delicatissima, per piano e voce: "la salvezza non si controlla"

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