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Elvis & Nixon di Liza Johnson


"Pensi che ci sarebbe Elvis Presley se fosse un Paese comunista?"

"Tutti amano Elvis, anziani, donne... tutti gli elettori del Sud amano Elvis"

"Non si dice ad un adulto come spendere i suoi soldi. Non è giusto"

"Nel dicembre del 1970, Elvis Presley decise che il suo Paese aveva bisogno di lui. Il 16 febbraio 1971 Richard Nixon iniziò a registrare ogni incontro e telefonata avvenuti nella Stanza Ovale. Non c'è trascrizione di ciò che accadde in mezzo"


Per Elvis era solo l'inizio di un limbo di non ritorno, rinchiuso nella sua Graceland, sommerso d'oro e soldi. Non c'è più quel ragazzo che veniva da Memphis. E' fermamente deciso a diventare un federale per il suo Paese. Non sta scherzando. Vuole servire il suo Paese, fare qualcosa, vuole diventare agente federale indipendente, della Narcotici in particolare, perchè la droga sta rovinando i giovani. Scrive una lettera al 37° Presidente degli Stati Uniti, l'allora Richard Nixon, che non lo prende inizialmente molto sul serio. La regista Liza Johnson ricostruisce in "Elvis & Nixon", cosa potrebbe essere accaduto nelle stanze tra il Presidente e The King anche se per il vero oltre metà film va via per convincere Nixon a ricevere Elvis. 
I dialoghi rendono un pò lenta la narrazione, perchè non accade praticamente nulla, il tutto è in funzione dell'incontro finale. Certo, entrambi gli interpreti - Michael Shannon e Kevin Spacey (nel cast anche Colin Hanks) - rendono abbastanza detestabili i loro personaggi, ma qui l'interprete di "Love me tender" ne esce con le ossa rotte: repubblicano, guerrafondaio, anticomunista, antiprogressista, patriottico; è contro Woodstock, contro i "sovversivi" Beatles. 
Assolutamente surreali le scenette di Elvis in cui afferma di essere stato nominato vice sceriffo, ridicole quelle di "riporre" le armi: Elvis e compagni pare che fossero realmente convinti di essere dei temibili agenti di polizia e di sconfiggere droghe ed allarmi sociali. Chi è il più forte a Karate? Chi è il più potente? L'idolo delle folle o l'uomo che comanda i più imponenti eserciti mondiali? La scena più "seria" è quando Elvis attraversa il corridoio prima di immettersi nella Stanza Ovale: luci soffuse creano una situazione sacrale. Questo fa capire come la sceneggiatura pecca, ma di contro c'è una buona regia. Il monologo di Shannon è intenso e a ciò segue quello di Spacey più severo, quasi un presagio... era questo che i due dovevano dirsi e che non si sono detti, l'unica cosa che meritava di essere riportata nei tabloid dell'epoca.


Intorno ad M&M's e bottiglie di Coca Cola è questo quello che resta oggi di un'America senza il re del rock'n'roll e senza l'ennesimo capo repubblicano. Ma, se così sono andati veramente i fatti, era necessario un incontro formale di questo tipo? Ridicolizzare il potere, dicono alcuni. No, il film non l'ha pienamente centrato, nonostante il finale punti in parte su fatti realmente accaduti e in parte fantastichi sulla morte di Elvis "The Pelvis". Anzi, l'obiettivo più forte del film è quello di far disinnamorare della figura di una delle più grandi star mondiali. 
La colonna sonora arricchisce la prima parte, la seconda ne è quasi assente. I brani che si possono ascoltare, dell'epoca, sono di: Sam & Dave, Creedence Clearwater Revival, Sister Rosetta Tharpe, Otis Redding, Blood, Sweat & Tears, Rufus Thomas; alcuni brani inoltre, vedono la "bacchetta magica" del musicista Edward Shearmur, già noto in ambienti pop rock.


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