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William Manera - Avete fatto in tempo



"Avete fatto in tempo" di "William Manera" è il secondo album del cantautore siciliano trapiantato a Bologna. Dieci canzoni godibilissime dove popolare e colto si intrecciano senza mai stufare, sia dal punto di vista musicale che prettamente testuale. Piace il  piglio di Manera, che snocciola generi e parole in maniera profonda con assoluta leggerezza. Piace la sicurezza del nostro, unita al non voler prendersi troppo sul serio e a rimettersi nelle mani di un pubblico che potrà di certo aspettare "Due minuti" per applaudirlo come merita. Raffinato è la parola giusta, come gli arrangiamenti, tendenti a volte all'eccesso ma di sicuro impatto e a parte qualche piccola sbavatura - più che altro dovuta dall'eccesso di miele in un paio di brani per la donna amata che non c'è più - canalizzato al massimo invece nella splendida "La tua sagoma", "Avete fatto in tempo" convince a più riprese: 

"Due minuti": tra avanspettacolo e puro cabaret, spassoso, antico e popolare al tempo stesso, a narrare l'inizio dello spettacolo con ironia: "Ci vuole molta calma un poco di pazienza, il mio collega si collega con molta eleganza"

"L'analfabeta":" la moglie... la moglie che aveva riempiva le botti", blues col piano protagonista nella strofa che diventa una sorta di ska irriverente con armonica e fiati in evidenza nella seconda parte

"La tua sagoma": parte quasi minacciosa. come sfida da Far West, per rivelarsi tutt'altro, ovvero una canzone d'amore con la A maiuscola dall'arrangiamento fantastico, emozionante: "E le lenzuola vecchie, c'è ancora la tua musica, risuona nelle orecchie come una bomba atomica"

"La cicogna": "E quella povera cicogna a fare avanti e indietro che tuo nonno da ragazzo non aveva la tv che da quando l'ha comprata non è tornata più" dal mood circense, popolare e colta al tempo stesso, finanche ballabile nel suo incedere accattivante

"Se tu fossi mia": ballad pop con buone dinamiche armoniche coi violini in evidenza, a narrare le banalità di una storia d'amore finita: "Se tenevi a questo uomo l'avresti cercato anzi che limitarti a restartene li"

"Lo stretto di Messina": "E le correnti dello Stretto di Messina non hanno logica e si scontrano tra loro e si innamorano dei venti e delle barche che non sanno dove andare". Dal sapore ancora una volta popolare, anche nei sapori dell'arrangiamento e circolare nella struttura del suo dipanarsi, come il De Gregori di "Viva l'Italia", l'album, si intende...

"Sia quel che sia": "Cosa sarà questa apatia, questo volere ad ogni costo andare via" parte come una sigla da cartone animato, funky d'assalto, con opportune pause e risvolti dance.

"Il momento adatto": rock'n'roll "caricato" cantato ad hoc e impreziosito di tutti gli stilemi del genere agli albori: "Non temporeggio come ho sempre fatto se già ti immagino lenzuola a letto"

"Nel mio cervello": ..."c'è un sax" funky dance godibile con un ritornello che mette il freno per così dire, invece di esplodere, a rifuggire la banalità per un indovinato finale claustrofobico: "E tutto il resto non conta, il resto viene da se, il mio cervello si smonta e me la prendo con me".

"Buongiorno bambolina": "Dovrò pensarti ancora meno,  non è semplice affatto, ma dovrò farlo, niente scuse" ninna nanna delicata, che disegna una sorta di trittico amoroso con "La tua sagoma" e "Se tu fossi mia..." qui il nostro, pur mantenendo buoni risvolti armonici, risulta altamente zuccheroso nel testo e l'empatia non scatta.

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