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Sergio Cammariere - Io


Il "cantautore piccolino" è cresciuto. "Io" segna il ritorno di Sergio Cammariere che propone live - il disco è stato registrato tra la Casa del Jazz e il Parco della Musica di Roma - 6 brani del disco che lo consacrò 15 anni or sono, rivisitati, più freschi e con un piglio più jazz e meno pop, e 6 inediti. La "presa diretta" si sente subito; l'album prende vigore, è una mossa azzeccata e all'ascoltatore piace rivivere i "classici" di Cammariere. Dal titolo è chiaro che il pianista vuole farsi innanzitutto un regalo, mostrando sé stesso più a nudo possibile con un parterre di musicisti di livello: Fabrizio Bosso, Amedeo Ariano, Luca Bulgarelli, Bruno Marcozzi, Gino Paoli, Chiara Civello, Francesco Puglisi, Paulo La Rosa, Marcello Surace, Roberto Rossi, Roberto Taufic,  Ousmani Diaz, Max Ionata. I testi, come sempre, sono dell'amico e paroliere Roberto Kunstler.

Così si inizia con "Tempo perduto", più scattante dell'originale, con l'orchestra d'archi diretta da Paolo Silvestri presente in (quasi) tutto il lavoro, con la  tromba di Fabrizio Bosso che dà un lieto benvenuto con un assolo magistrale: "Tempo, basta parlare, solo ascoltare quello che è dentro..." ed è proprio il tempo della batteria che scandisce e detta ordini. "E' una bella ragazza e poi mi versava da bere mentre tu così lontana no, non c'eri più" è il preludio di "Via da questo mare" che ci ricorda della bellezza di questo brano, delle immagini, del calore che infonde. I fiati di Bosso sul finale sono a dir poco epici. "Tutto quello che un uomo" è il brano che lo ha consacrato al grande pubblico al Festival di Sanremo: "Se non fosse per te sarei niente lo sai, perchè senza te io non vivo e mi manca il respiro se tu te ne vai...", una delle più belle dediche che un uomo può fare ad una donna. Qui Cammariere riarrangia poco e niente, visto che il pezzo contava già sull'orchestra del Festival della Canzone Italiana. In sequenza, "Cyrano", il primo inedito, l'eroe romantico che ha la voce anche di Gino Paoli che dona un'aurea favolistica al pezzo, jazzato quanto basta e molto retrò: "E se sarai anche per poco felice, sarò felice anch'io insieme a te". Non un gran testo ma molto delicato di poco più di 3 minuti, quindi godibile. "Dalla pace del mare lontano" mostra un Cammariere sempre in forma sui tasti ebony and ivory: "... dove il silenzio non ha più richiamo e tutto si confonde". Anche qui si sente l'apporto degli archi dell'orchestra, finale molto sostenuto, dove piano e fiati si parlano... 
"Cosa non farò per farmi amare, cosa non farò per dirti che, cosa non farò per questo amore, per dirti cosa sei per me..." un'altra poesia firmata Roberto Kunstler questa "L'amore non si spiega", una leggiadra rumba si muove sinuosa e i fiati nel finale vanno giù di scale e, ancora una volta, sono in stato di grazia. Il secondo inedito è "Chi sei" che sopraggiunge malinconico: "Vuoi fare il nido proprio qui o sei soltanto una farfalla che si posa sulla mano e se ne va?"; il brano ha una costruzione armonicamente più complessa; un jazz velato, sussurrato, che nel giro del cosiddetto ritornello (anche se non lo è veramente), accenna ad un valzerino. Ecco perchè è il più difficile al primo ascolto. "Con te o senza te" è un duetto dal sound sudamericano con la cantante Chiara Civello, bella voce: "Guarda questa è la settimana che partiremo, la luna con la mano saluteremo, tra le nuvole del cielo...", giocosa la sezione ritmica come il pianoforte e scorre via facilmente. "Ti penserò" è un lento pop, Sergio e il suo pianoforte: "E tu sai che in ogni momento ti penserò e lo sai come fa il vento ti parlerò", una poesia solo da ascoltare che dura molto sotto i 3 minuti. 
"La giusta cosa" riprende la verve iniziale del disco; la batteria è soul con una melodia trita nonostante la performance al piano del nostro, infatti il brano è il più debole del disco: "Si potrebbe star meglio a cominciare da ora..." piccola critica alla società smarrita. Cammariere torna a casa in "Sila", nella sua Calabria: le prime note del piano ci indicano che si tratterà di uno strumentale, con venature jazz che tocca però sempre punte malinconiche, del resto è nel carattere del cantautore. Il disco si chiude con l'edito "Cantautore piccolino", ma qui ormai ne sfata il "mito": al contrario dell'originale, si da più spazio ai fiati ed il pezzo è meno veloce (come per il vero nella ghost track dell'album del 2002), con un piacevole assolo di contrabbasso che poi dà il cambio al pianoforte e nel finale in pompa magna anche alla batteria: "A due miglia di Bruxelles c'è il fantasma di Jacques Brel e mi frugo nei calzoni ma non trovo più canzoni...", nelle tasche forse no, ma qui ce ne sono eccome.



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