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Di padre in figlia - Rai Uno


Mamma Rai nel palinsesto 2016-2017 ha messo a segno una serie di fortunati punti a favore. Segno che qualità può essere anche sinonimo di audience. Da "Il Commissario Montalbano" al Maltese di Kim Rossi Stuart, da "Tutto può succedere" con Pietro Sermonti, la Rai si apre al mercato internazionale questa volta non per importare ma per esportare. Ultima tra queste "perle", "Di padre in figlia", fiction "sui generis" potremmo dire, visto che la prima stagione si è chiusa martedì con sole 4 puntate all'attivo. Dietro la macchina da presa, il regista Riccardo Milani, che ha diretto un cast a dir poco magistrale. Anni '50-60. Il protagonista Alessio Boni, invecchiato ha mantenuto l'aplomb del suo fascino, ma non si può non odiare e nello stesso momento provare pena per lui. Boni interpreta Giovanni Franza, a capo della distilleria omonima di famiglia di Bassano del Grappa. Lui e sua moglie Franca - una Stefania Rocca nel ruolo più combattuto di donna ferita - sono fuggiti dal Brasile dove erano emigrati anni prima. Paradossalmente un ritorno in terra natìa che ha portato solo l'infelicità di tutti, una volta abbandonate le fatiche del sogno (sud)americano. Loro hanno 4 figli: Maria Teresa (Cristiana Capotondi), Elena (Matilde Gioli), Antonio e Sofia, quattro figli con diverse problematiche che derivano da un padre padrone, avido e che a suo modo ama i suoi figli. Ma è un amore "malato" e nonostante sua moglie tenti di ribellarsi a lui, e ci riesce spesso, i suoi figli ne sono ostaggio. Elena rimane incinta diciassettenne costretta a sposare un ragazzo alcolizzato, Sofia è una punkabestia che fa uso di droghe, Antonio, unico maschio della famiglia tra tante donne, non ha carattere ed è quello che subirà peggio la prepotenza del padre fino ad un tragico epilogo. La più equilibrata ma molto confusa in amore, Maria Teresa, è quella che riesce a dare testa a suo padre. Studia, si laurea e va a lavorare nell'azienda concorrente. 
L'affronto farà bene ad entrambi e risolleverà le sorti di una famiglia che appare perduta. La storia va dal '58 fino agli '80, attraverso le più belle canzoni italiane dell'epoca, ci culla tra i ricordi e ci fa in qualche modo vivere l'emancipazione della donna - da qui il titolo "Di padre in figlia" non a caso - e le difficoltà che tuttora non sono state cancellate, vittima qual è, come in questo caso, di una società patriarcale. 
E poco importa se si tratta di una famiglia del Nord o del Sud, la famiglia ti scorre un pò nelle vene. Anche se il dialetto veneto di certo non aiuta molto. Sebbene Maria Teresa diventi un chimico dalla vena imprenditrice, benchè Elena viva i suoi sogni da "copertina", nonostante Sofia rappresenti la parte punk e dannata della generazione anni '80 e mentre Franca sia combattuta tra un amore lontano e una vita (non) vissuta come avrebbe voluto, portandosi dietro un pesante segreto, si tratta comunque di donne che hanno fatto un loro percorso, giusto o sbagliato che sia. "Erano le donne che siamo oggi". Una più che buona regia guida un cast in stato di grazia per la tv pubblica. 

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