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Girlboss (Netflix)


Ormai la Netflix ci ha abituati a situation comedy poco comedy in realtà con sempre quel pizzico di drama di fondo – qui forse troppo – con protagoniste quasi esclusivamente femminili. Infatti a parte “The Ranch” il resto della produzione Netflix, almeno per quel che riguarda le comedy, sono rappresentazioni di realtà femminili sempre al limite dell'eccesso o del disprezzo per la vita, quella vita vissuta sempre alla rincorsa di un sogno, per la rivalsa di un passato decisamente poco allegro, perennemente alla ricerca di una presunta felicità. Stessa cosa succede a Sophia Marlowe in “Girlboss”, la cui vita è ispirata all'autobiografia di Sophia Amoruso e che nella serie ha il volto della bravissima Britt Robertson, già protagonista di “Life Unexpected” e “Under the Dome”. 


Sophia è una ragazza che non sta alle regole, trasgressiva e ribelle, appassionata di vestiti vintage, un giorno capita casualmente in un negozio che vende abiti con un personaggio strampalato, Mobias (Jim Rash), che le vende una giacca per poche decine di dollari. Quella giacca diventerà per Sophia il punto di partenza per la sua attività online. La ragazza infatti deciderà di aprire un negozio online di abiti vintage, diventando non solo in un certo senso una stilista, perché deciderà di variare anche alcuni abiti da mettere in vendita, ma anche quindi una poco credibile imprenditrice di se stessa, con tutte le difficoltà che questo comporterà. 


Con l'aiuto dell'amica Annie (Ellie Reed), dell'amico di letto Shane (Johnny Simmons) e della vicina di casa Lionel, interpretata da RuPaul Charles, la quale parte in questione è fondamentalmente la vera attrazione dello show e la cosa che ha fatto più pubblicità ad esso, attirando l'attenzione del mondo LGBT che tanto ama la più famosa drag queen del mondo, “Girlboss” è diventato in breve tempo una serie di culto, anche se parecchio di nicchia: non è una serie per tutti. Ma d'altronde tutte le serie della Netflix non sono per tutti, ma sono sempre mirate ad un determinato tipo di pubblico ed anche in questo caso il canale on demand non si smentisce e continua a procreare comedy poco comedy con personaggi molto umani, ma poco empatici e confusionari.


Anche la trama è parecchio frastagliata e isterica. Una serie assolutamente femminile, per le donne, che parla di donne, prodotta da Charlize Theron e creata da Kay Cannon, è in fondo una serie a tratti molto più drama che comedy, fatta bene, come d'altronde la maggior parte delle serie tv targate Netflix, ma che non attira più di tanto l'attenzione. 13 episodi molto lineari, con una narrazione intelligente, che si lascia seguire, ma senza sentire la necessità di vederne un seguito, perché basta e avanza anche già così.

Personaggi e doppiatori:

Sophia (Rossa Caputo)
Annie (Benedetta Degli Innocenti)
Shane (Marco Vivio)
Lionel (Fabrizio Vidale)

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