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Il Grido - Il Grido



“Il Grido” con questo album omonimo, sforna undici brani solidi, con testi convincenti, a tratti persino poetici e un sound decisamente anni novanta, ovviamente aggiornato coi tempi. Canzoni potenti, trascinanti, che sanno dove andare a parare, palese è la perizia tecnica della band, che ha forse l’unico difetto di uscire poco dagli schemi. Non c’è il rischio di un ascolto monocorde per intenderci, anche se nella parte finale le canzoni tendono ad assomigliarsi quasi "per forza d'inerzia"; ci sarebbe piaciuto che i nostri avessero osato di più in certe soluzioni adottate e si fossero allontanati un pò da determinati riferimenti che volenti o nolenti emergono. E’ pur vero che questo è a tutti gli effetti il loro primo album sulla lunga distanza e c’è tutto il tempo e soprattutto la bravura “per sorprendere”, intanto va bene così:

“Zero”: “il mondo è un cocktail che sto per rovesciarti addosso” ruvidi e melodici al tempo stesso, ricordano a un primo ascolto i Timoria di SpeedBall, che non è di certo un male.

“Amsterdam”: “io sputo vetro e so che il primo taglio è il mio è la fessura dove si ficca la poesia” sonorità stoner pronte ad "incendiare" per il primo singolo estratto.

“La canzone di merda”: “una canzone che se non scrivo muoio” qui i nostri cambiano registro e si sente, la potenza “verace” viene sostituita da echi psichedelici e un arrangiamento più vario, mantenendo un ritmo incalzante, il brano migliore a nostro avviso.

“Solo se luccica”: “pessima idea vivere delle tue idee” hard rock diretto ma ben congegnato, che può ricordare i primi Negrita.

“Un briciolo di noi”: Sonorità retrò, col basso pulsante e opportune “deviazioni” costruita sull’accumulo di tensione: “la mia attesa che dura un attimo, non rimane un briciolo di noi”.

“Lividi”: “odio ballare ma ballo mai farsi parlare dietro” evidenti i riferimenti, a cominciare dal cantato, ai Litfiba, per un incedere comunque sensuale e coinvolgente.

“Dichiarazione d’indifferenza”: “come una modella che scivola continuamente resterei indifferente” sezione ritmica incisiva, giocata tra stop and go che si libra in un buon special: “io sarò indifferente alla tua indifferenza”.

“Gospel for Chinaski”: “l’unico modo per capire se hai talento è sprecarne più che puoi” buono il testo ma musicalmente siamo sul già sentito, a cominciare da questo album più che altro e alla nona traccia il peso si sente, nonostante il brano non sia affatto male.

“I presidenti”: si staglia sullo sfondo per così dire, visto anche la diversità usata per la voce e per certe sonorità “arabe” “è perfetta per chi ha fame di paura questa folle quiete”.

“Con un soffio”: “sei cenere di istanti sciolti in fumo” suadente ed evocativa ballad, se ne sentiva quasi il bisogno, per variare certe dinamiche, che inevitabilmente si fa incendiaria sul finale: “ci specchiamo nei gesti siamo mani sulla stessa gabbia”.

“Cane sciolto”: “E’ triste avere un pessimo padre, potresti essere un pessimo figlio” brano tagliente e incisivo, con opportune pause per ripartire.







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