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Dunk - Dunk


Cosa succede se i fratelli Giuradei incontrano Luca Ferrari e Carmelo Pipitone? ”Dunk” è il nome dato a questo incontro ed è anche il titolo del primo album di questa che a tutti gli effetti possiamo definire “una vera e propria super band”. Di conseguenza era tanta l’attesa su queste canzoni. Attesa ampiamente ripagata. Sulle canzoni scritte da Ettore, si crea un’amalgama perfetta con il resto della band, dalla quale emergono i contrasti, gli spigoli, le increspature. Per un corpus che risulta estremamente “visivo”, sia per suoni che per le immagini evocate nei testi, “fascinoso” anche negli episodi più ruvidi e tirati e straordinariamente “diretto” nonostante non si faccia fatica ad ammirare la perizia tecnica delle esecuzioni e la varietà degli arrangiamenti. Il 2018 inizia nel migliore dei modi:

“Intro”: breve ma decisamente evocativa con una chitarra "dolente" e con un testo tratto da “Ti cerco gli occhi” di Valeria Raimondi: “Ti cerco gli occhi e ne conto solo due uno dietro l’orizzonte e uno appeso ai miei”

“Avevo voglia”: "non staremo qui a farci perdonare" deliziosa filastrocca arrangiata come si conviene, con la potentissima batteria di Ferrari in evidenza, assolutamente trascinante: “Avevo voglia  di mescolare te il corpo, l’anima e la donna capire l’impossibile” ha tutte le caratteristiche di un potenziale singolo

“Mila”: suggestiva ballad dai sapori d’antan con una parte strumentale da brividi: ”Siamo specchi Siam vicini Siamo strani Siam perfetti”

“E’ altro”: il primo singolo estratto, con strofa "eterea" e ritornello punk e non manca nel finale una parte parlata“: quella pistola è l’ultimo lampo di una vita matta di un’anima nera coperta di fango”

“Spino”: dall’incedere sinuoso su una batteria cupa e decisa con la chitarra che trova spiragli noise nella seconda parte: “Vorrei essere l’amabile puttana delle donne che mi piacciono ma che non amo per vivere quel tutto di spensieratezza e di capriccio”

“Ballata”: come da titolo, delicata e sognante la prima parte con la batteria distorta a far da cuore pulsante, con un crescendo sul finale carico di tensione, con un testo di Michele Beltrami tratto da Samuel Beckett “Ma mi sento troppo vecchio per nuove abitudini e troppo lontano non finirà proprio mai non partirò proprio mai"

“Amore un’altra”: punk hardcore dove i riff di chitarra e i cambi di tempo la fanno da padrone creando un mix straordinario scontrandosi con canto e parole: “sai come siamo belli quando ritroviamo la felicità"

“Stradina”: filastrocca ipnotica che prende ben presto “derive soniche” per ricompattarsi e aprirsi alla melodia, ovviamente non in modo convenzionale: ”Voglio incontrarti sulla stradina per attaccarti alla pianta"

“Ballata 2”: visionaria e cinematografica, ottimamente arrangiata con una parte tratta da “Il mestiere dello scrittore” di Haruki Murakami  con musica anche di Carmelo Pipitone “Aprire le finestre delle pareti dello spirito per fare entrare aria fresca è un pensiero una speranza che ho sempre in testa mentre semplicemente scrivo senza bisogno di ragionamento”

“Noi non siamo”: il secondo singolo estratto procede ostinato sulla chitarra portante: “Noi non siamo siamo in quello che ci manca”

“Intermezzo”: un minuto appena dall'incedere claustrofobico: “quando ci si crede già svaniti in un labirinto”

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