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Decibel - L'Anticristo


Secondo album per i Decibel dopo la reunion, “L’Anticristo” è composto da 12 brani carichi di energia e rigorosamente “contro”: La vacuità dei social, la sindrome da Big Brother, il grande bluff delle banche, la morbosità verso i fatti di cronaca più eclatanti e tanto altro. Una sorta di concept album insomma contro i mali della società moderna, mali che accettiamo come necessari ma che a ben vedere non lo sono affatto. I Decibel riescono ad affrontare dunque tematiche importanti senza mai annoiare, anzi, facendo muovere “il cervello” come si deve:

Dopo l’intro “Choral in E min” arriva la title track “L’anticristo”: rock d’assalto dal riff cupo, convincente il ritornello: “dacci fede nel futuro noi faremo ciò che dici”

“Lettera dal Duca”: “passano come rondini possibilità e utopie” l’omaggio a Bowie presentato all’ultimo Festival di Sanremo, fatta salva la sincerità dell’operazione, è un patchwork citazionista che non emoziona più di tanto

“Baby Jane”: ritmica accattivante e riff rock per una critica sull’abuso da social network “in un vuoto immenso che lei chiama stress, nickname Baby Jane” ampiamente godibile

“My acid queen”: “è la mia prigione senza tracce di pietà” “dolente ballad” con due soli di chitarra elettrica degni di nota e un ottimo arrangiamento

“La banca”: “il bandito è chi ruba la banca o chi ci sta?” funky trascinante, con venature dance nel ritornello

“La città fantasma”: punk che non dimentica la melodia “c’è stato un tempo per l’amore è stato tanto tempo fa”

“Sally, go round”: “la bambina che osserva la vita un cliché senza didascalia e la giostra è una fotografia” mood trasognante “circense” filastrocca suggestiva e poetica “sente il bisogno di un gesto simbolico e prima o poi lo farà”

“15 minuti”: “giuro che ti stupirai lascia i figli addormentati” dall’assioma di Andy Warhol,  colpisce direttamente nel segno, rock classico ficcante e incisivo: “pronto ad accettare le peggiori sorprese scavo nella merda entro nel profondo come fossi l’ultimo esemplare del mondo”

“Lo sconosciuto!”: coi synth protagonisti e il basso portante: “questa notte ti sorprenderà e senti che ti piacerà perché ti stai abbandonando”

“La Belle Epoque”: “oggi la guerra è lontana il futuro chiama tra macchine e nuove città” una delle migliori tracce dell’album, suggestiva e solenne, ottimamente arrangiata.

“Il sacro fuoco degli dei”: “.. che brucia e mai perdonerà” filastrocca punk a tema ”morbosità” sugli omicidi che diventano “audience”

“Buonanotte”: “non c’è stato sentimento più sincero di così” ballad tipica dello stile di Ruggeri, con la tromba che si prende la scena sul finale.

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