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Barry (HBO)


“Barry, la recitazione è un lavoro molto esperessivo. E' in netto contrasto con l'essere uno che uccide persone anonimamente. Se vuoi avere un hobby o cose simili potresti iniziare a dipingere... Hitler dipingeva. E' un hobby carino” 

Los Angeles è la patria di tutti coloro che vogliono diventare attori, si sa, ed è proprio lì che fonda le radici “Barry”, la nuova intrigante dark comedy della HBO. Il linguaggio molto crudo e privo di orbelli, i dialoghi che vanno dritti al punto, spesso pieni di parolacce, l'interessantissimo cast e le ambientazioni molto cupe, tutte al contrario della “luce” a cui siamo abituati a vedere nella Los Angeles stellata e soleggiata, fanno di “Barry” una delle serie televisive più interessanti del 2018. Creata da Alec Berg e Bill Hader, la serie ha per protagonista Barry “Block” Berkman, ex marine degli Stati Uniti d'America che al ritorno dalla guerra in Afghanistan, colto da depressione acuta, riceve la proposta di un suo zio, che lo inserisce nel mondo del killeraggio su commissione. Un giorno però, sulla strada di questo sicario dagli occhi di ghiaccio, che non sorride mai, si prospetta un'opportunità: un viaggio a Los Angeles per uccidere qualcuno. Un lavoro apparentemente come un altro. Ben presto però finisce per trovare un gruppo di amici, tutti aspiranti attori, in cui si trova subito a suo agio e per la prima volta nella vita, forse, ha trovato una vera aspirazione di vita, un luogo dove potersi sentire a casa, dove poter tornare a vivere davvero, scoprendo una passione che nemmeno lui sapeva di possedere: la recitazione. 


Protagonista è Bill Hader, volto noto agli americani per far parte della immensa famiglia sforna-comici del “Saturday Night Live”. “Barry” non è una comedy da sottovalutare, perché oltre a far sorridere spesso in maniera grottesca, di quell'humor dark tipico da HBO e da serie un po' più british, ci porta anche nella vita di un uomo che ne ha viste di cotte e di crude durante la guerra e che il ritorno a casa lo ha fatto sprofondare in una depressione tale da non riuscire più a trovare un suo ruolo nella comunità. Il lavoro che gli offre lo zio è solo un modo per mettere a tacere i mostri interiori ed a farli uscire in qualche modo fuori diventando lui stesso una bestia a sangue freddo, apparentemente privo di sentimenti. Ma Barry prova a tirarli nuovamente fuori questi sentimenti e ci prova ritrovando se stesso nell'arte. Nonostante quindi ci troviamo di fronte ad una commedia a tratti no sense, se si scava a fondo il senso lo si trova eccome. Bravissimo è tra l'altro Hader nell'interpretazione di un personaggio non di certo “facile”. 


Nel cast anche: Monroe Fuches (Stephen Root), che porta Barry sulla strada del killeraggio; Sally (Sarah Goldberg), ragazza allieva della scuola di recitazione, dal quale Barry si trova inspiegabilmente attratto fin da subito; Goran Pazar (Glenn Fleshler) e Noho Hank (Anthony Carrigan), che diventano nemici del protagonista perché quest'ultimo non porta a termine un compito che questi due gli avevano affidato; ed infine Gene Cousineau, interpretato da un grande Henry Winkler, che rimarrà nell'immaginario mondiale per sempre il Fonzie di “Happy Days”, ma che qui interpreta invece un eccentrico insegnante di recitazione, egocentrico che pensa esclusivamente ai soldi, ma si dimostrerà fin da subito una guida (stramba) per il nostro protagonista. A conti fatti quindi ci troviamo dinanzi ad una serie di qualità, con una comicità che non è rivolta a tutti, ma che potrebbe trovare spazio tra le prossime candidature nei premi seriali più importanti.

“La tua prestazione ieri è stata una merda! Insomma faceva proprio schifo... Recitazione stupida, così la chiamo io. E sai perché? Perché la recitazione è verità ed io non ho visto alcuna verità in te. Quindi ecco il mio consiglio: Torna in qualsiasi angolo del mondo che tu chiami casa e fa ciò in cui sei bravo, perché di certo non è questo!”




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