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Inciso nelle ossa di Fernando González Molina



"Inciso nelle ossa" (l'originale è Legado en los Huesos) è un crime spagnolo di Fernando González Molina, secondo film della Trilogia del Baztán tratti dai romanzi di Dolores Redondo. Diffuso da Netflix, vista anche l'emergenza Coronavirus che non permette la riapertura dei cinema e nonostante sia entrato nella top ten del network, il thriller con sfumature horror riporta nella sua città, da dove tutto ebbe inizio, la detective Amaia Salazar (Marta Etura), in un'ambientazione che - anche da alcuni particolari nomi e appellativi - è tipicamente basca. Amaia ha assistito al suicidio di un uomo che aveva incriminato e che le ha lasciato una misteriosa nota con scritto “Tarttalo” e che poi si rivelerà una catena di suicidi-omicidi che col passato della detective hanno più che a che fare. Così come a una certa storia fatta di sacrilegi e sacrifici da cui deriva la famiglia di Amaia che nonostante il suo passato, cerca di andare avanti partorendo suo figlio, il primo maschio dei Salazar. 
Ma "Inciso nelle ossa" ha tanti difetti, come quasi tutti i secondi cicli di trilogie. Solo a metà si intuisce - a tal fine può aiutare rivedere il primo 'Il Guardiano Invisibile' - che i nuovi casi sono collegati al passato di Amaia e qui, solo oltre la seconda parte del film, interviene l'inquietante madre della detective, Rosario (Susi Sánchez), chiave del passato, del presente e del futuro della Trilogia. 
Belli i paesaggi, ma il crime ha poca suspence e tanti difetti. Per citarne uno, nella prima scena, Amaia si dirige nel bagno dove si è ammazzato il primo carcerato senza guanti, si inginocchia davanti a lui senza guanti e mentre sfila un pezzo di carta dalla tasca dell'uomo insanguinato ha magicamente i guanti. Errore stupido e grossolano. 
'Offerta alla tormenta' invece, sarà il terzo e ultimo film che è in lavorazione e che ripartirà dal finale, come si intuisce facilmente, del secondo. 




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