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Apatia: la recensione di "Prima Forma Indefinita"


"Prima Forma Indefinita" (Il Grido - Incisioni sonore) è un mini album firmato "Apatia" progetto black metal in duo. Titolo del disco e nome della band che in realtà sono l'uno il correlativo dell'altro, in quanto l'Apatia - insofferenza verso il mondo che ci circonda, figlio di insoddisfazioni e di uno stato abulico per tutto quello che passivamente ci succede - è una forma indefinita e che, di contro, può assumere diverse forme. 

L'album quindi, per "Apatia" è l'essenza stessa delle pene che una mente ed un animo riescono a sopportare. Ogni componimento rappresenta il puro sfogo personale, privo di qualunque entusiasmo o voglia di venir compreso da chissà chi: il vagito di chi fa dell'apatia un miraggio lontano agognato da tempo. La prima fatica d'una forma di vita vuota che non riesce più ad identificarsi in nulla, nemmeno in sé stessa risultando indefinita per definizione.

La malinconica "Il Male di Vivere" apre "Prima Forma Indefinita", con gli arpeggi morbidi dell'elettrica, circolari, con la batteria appunto apatica, stanca... e poi violenta arriva la scarica della voce, che butta fuori tutto, sin dentro le viscere. E procede dritto insofferente, con venature metal, dark. Certo gli 8 minuti sono un macigno. "Non Titolata" inizia come il precedente, con gli arpeggi melodici, come la quiete prima della tempesta, che qui è un uragano che spazza via cose e sentimenti, in un vortice caotico di riff e sezione ritmica che ben sostiene il pezzo. A seguire "Intermezzo", vissuta come una pausa tra un dolore e un altro, tra uno schiaffo e "la nausea", tra voci e silenzi... quasi "narcotizzato" come canta "Apatia". Nella seconda parte c'è un momento in cui la chitarra rallenta rispetto alla batteria, come un errore, probabilmente invece voluto per cedere il passo a "Mono", aggressiva, un pugno nello stomaco, l'urlo prima della fine, quello straziante... poi il brano cambia pelle, si prende la sua eterea attesa per riesplodere come una necessità. Conseguenza naturale è "Epitaffio", con le pennate tremolanti, la batteria che picchia forte e se potesse ancora più forte. La vita improvvisamente assume forma, un significato, proprio prima dell'uscita di scena prorompente.




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