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Carmelo Pipitone, la recensione di Segreto Pubblico


 

Se in Cornucopia Carmelo Pipitone lottava coi suoi demoni e ne veniva fuori rendendoli vivi con estrema lucidità, lottando con essi, in Segreto pubblico, suo secondo lavoro solista, “il mostro” non è più latente, è già abbondantemente palese di fronte allo specchio e le visioni per certi versi contorte e maligne del primo splendido disco lasciano il posto a una narrazione in qualche modo più razionale e meno tormentata. 

Lo sguardo di Carmelo è più centrato, più costruito sui dettagli dalla scena che di volta in volta va a narrare e mettere in musica con la solita perizia, coadiuvato dal sodale Lorenzo Esposito Fornasari alla produzione. Se in Cornucopia la potenza dei mostri interiori svaniva in un flusso di coscienza, qui, ci troviamo di fronte a una presa di coscienza netta, che riconosce il mostro, ormai, e lo chiama per nome e cognome, senza paura della convivenza forzata con esso.

Dopo l’intro strumentale affidato alla chitarra che gioca sui toni bassi e atmosfere malinconiche e profonde arriva "Nera": “E tu apri la finestra e il pavimento trema” che è un pò il punto di passaggio dal precedente Cornucopia, dove il nostro prende per così dire definitivamente coscienza ed è anche una sorta di dichiarazione d'intenti, con tutta l’intensità di voler “tornare a raccontare”. “Le mani di Rodolfo” è il primo evocativo singolo estratto, di una conturbante dolcezza che è pronta a deflagrare “nel lato oscuro” o meglio in “quella cosa che ancora non conosci” . 

L’album prosegue con la prima delle due tracce in siciliano Gabrié, secondo singolo estratto, dedicato a un amico di gioventù recentemente scomparso “lassatiimi sunare chi c’è tempo pi travagghiari”. Il brano è un piccolo affresco prog diviso magistralmente in tre parti, incisivo e struggente. “L’intelligenza delle bestie”, è una filastrocca deviata e dissonante con improvvisi momenti di stasi che si alternano a parti più arrembanti: "La bestia ride e salta, e il mondo digrigna i denti, questa è la mia città". Segue “Giusti”, sorta di lato b del brano precedente, un’altra filastrocca, suggestiva e intensa, con momenti di celestiale bellezza fatta a pezzi dalle parole, come a dire, come canta il nostro: “ferocissimo e magnifico”, il testo è di Alex Boschetti. 

“Lei”, è un film, per come Pipitone si muove sui dettagli sia nel testo che nella musica, in un’attesa sublimata che esplode nella parte finale ma senza deragliare, lasciando aria a un ipotetico happy end che sa di beffardo: "Le lettere non scritte, tutto è andato via, brilla". “Il mio vecchio mondo” poesia intermezzo recitata da Alex Boschetti: “Nascosto dietro ad un mondo al contrario, su una scala in salita, dove la luce e buio si incontrano, si abbracciano e si perdonano”. “Abbuccamo” è il secondo brano in siciliano dell, ’album, “Curri Maria si mi voe beni” evocativa e definitiva nel suo incedere. 

“Vertigini in mare aperto”, è un vero e proprio compendio degli stili di Pipitone, una centrifuga di suoni che stordisce e ammalia contemporaneamente: "ballo non danzo, sorrido non rido. Mia sirena, mi affogherai?". L’album si chiude con “Ogni giorno e io” dalla melodia obliqua e bellissima, affascinante e carica di mistero, intensa e poetica, un gioiellino di oscura bellezza: “Di giorno disegno la mia vita che brucia” con testo di Ettore Giuradei.


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