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Roadkill, la serie tv su BBC e PBS

“Sono orgoglioso di essere uno dei pochi politici che viene dallo stesso ambiente delle persone che rappresenta… e non lo dimentico mai. Quindi ho combattuto e ho vinto”


“Roadkill” segna il ritorno di Hugh Laurie alla serialità e lo fa unendo inglesi e americani in uno show a cavallo tra politica e legalità su BBC e PBS che entra nella vita di un uomo disposto a tutto per stare al potere, anche affrontare uno scandalo che lo metterà alla gogna mediatica e che intaccherà la sua vita pubblica e privata. Questo è di fondo l’incipit di questa nuova serie tv di BBC e PBS scritta e creata da David Hare e diretta da Michael Keillor con 4 episodi da un’ora ciascuno che si possono vedere tranquillamente in un’unica soluzione, anche perché la serie riesce a catturare il telespettatore, col piglio giusto e fin dai primi minuti. 

Laurie interpreta Peter Laurence, ministro dei trasporti inglese e politico molto carismatico, che punta ben più in alto e ad altre cariche, che è riuscito in pochissimo tempo ad accattivarsi la fiducia dei lettori, grazie anche al suo atteggiamento tenace ed energico, che nell’incipit è appena uscito da un’indagine per frode fiscale, ma i suoi guai non sono finiti, anzi sono appena cominciati. Ben presto infatti altri scandali lo colpiscono, spingendo i suoi nemici e avversari politici a fare di tutto per distruggere la sua vita pubblica entrando anche nel personale e ben presto ovviamente ne risentirà anche il suo privato. Inizialmente Laurence prenderà la cosa con tale tranquillità da diventare ancora più provocatorio con il suo atteggiamento spavaldo, ma a poco a poco sarà costretto anche lui a fare i conti con la dura e spietata realtà e con le critiche che annienteranno la sua figura di uomo, prima ancora che di politico. “Roadkill” in qualche modo ci fa capire che ci sono uomini disposti a tutto pur di arrivare in cima, al primo posto, e restarci a qualunque costo. Tra una figlia illegittima di ritorno, imbrogli finanziari per il quale è indagato e un’amante di vecchia data, probabilmente sarà la sua famiglia a pagare lo scotto più alto. 

Nel cast da ricordare anche Helen McCory, splendida interprete del primo ministro Dawn Ellison, che di certo non simpatizza per il protagonista; Sidse Babett Knudsen nel ruolo dell’amante suddetta, Madeleine Halle; Sarah Greene nei panni di Charmian Pepper, testimone chiave del processo; Pippa Bennett-Warner che interpreta Rochelle Madeley, avvocato di Laurence; ed infine Iain De Caestecker nei panni di Duncan Knock, portaborse e spalla destra del protagonista. Il cast è numerosissimo ed in alcune sue parti non è caratterizzato nel migliore dei modi. La scrittura è di altissimo livello, come del resto il cast e la fotografia, peccando però un po’ nella colonna sonora, quasi inesistente. Nonostante sia stata girata lo scorso anno, il fatto che ci troviamo in una Inghilterra senza pandemia e senza Brexit, questo dona alla serie un sapore tipicamente primi anni 2000, anche il volto di Laurie aiuta ad andare più indietro con gli anni, ma non per questo è una serie prevedibile, banale o poco originale, tutt’altro. “Roadkill” è in sintesi una ottima serie, con qualche lacuna qui e là, in una narrazione che ogni tanto rallenta, ma che non perde vigore. E’ uno show in cui si pone al centro la coscienza dell’uomo: chi ne ha una e chi ne è privo. Sta al telespettatore capire da che parte sta chi.

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