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Halston, la recensione della serie Netflix


 Halston (Netflix)


“- Come si finisce a disegnare cappelli?”

“- E’ scultura in realtà. L’ho sempre fatto. Facevo cappelli per tirare su mia madre”


Il suo nome ha fatto la storia della moda soprattutto negli Stati Uniti, “Halston” infatti ci racconta la vita di uno degli stilisti più famosi al mondo, prevalentemente a cavallo tra gli anni 70 e 80, successo che vede la luce quando Jackie Kennedy indossa un suo cappellino durante una cerimonia di inaugurazione nel 1961. Sarà poi Liza Minnelli a consacrarlo, vestendo quasi sempre negli anni a seguire griffe firmate dal protagonista di questa miniserie in 5 parti da 45 minuti ciascuna, tratta dal romanzo biografico scritto da Steven Gaines nel 1991 dal titolo “Simply Halston” e che qui vede la sua trasposizione televisiva grazie a Sharr White e Daniel Minahan e alla produzione esecutiva del famosissimo Ryan Murphy. La cosa che però attira maggiormente l’attenzione è il protagosita: Ewan McGregor, basta il suo nome per convincerci a seguire questa nuova serie targata Netflix. Nel cast ci sono altri personaggi realmente esistiti, come Elsa Peretti, qui interpretata da Rebecca Dayan, designer italiana, inizialmente modella per Halston, poi divenuta disegnatrice di gioielli per Tiffany, tra l’altro venuta a mancare poco prima della messa in onda dello show. C’è anche Liza Minnelli, che qui ha il volto di Krysta Rodriguez. Roy Halston Frowick, questo il vero nome dell’artista, non ebbe un’infanzia felicissima, il padre violento picchiava la madre e la passione per i cappelli nacque per rendere felice la mamma, ogni volta che da bambino vedeva il padre metterle le mani addosso, schiaffeggiarla e sentirla piangere per lui era troppo angosciante. Dichiaratamente omosessuale, anche se all’epoca si teneva sempre nascosta la cosa, ma tutti in realtà lo sapevano, Halston fu un uomo difficile, che fece scelte a dir poco discutibili a livello economico, ma anche nella vita privata, tra alcol, droghe e sesso sfrenato, tanto che dal 1983 il marchio subì continui cambi di proprietà e alla fine il suo creatore iniziale venne del tutto estromesso dalle creazioni e dalla produzione. Morto all’età di 57 anni per AIDS, da quel momento, ormai il suo nome compariva solo legato ai prodotti Revlon, venne completamente eliminato, ma la sua fama rimarrà per sempre, almeno nell’ambiente della moda. L’uomo era un’icona e lo diventa nuovamente grazie ad un McGregor strepitoso, su cui tutta la trama si regge, ma uno solo non può fare un’intera serie ed anche se l’attore sicuramente avrà parecchie nomination per la parte in questione per i premi più ambiti, la serie però pecca parecchio soprattutto nell’aspetto narrativo e strutturale della sceneggiatura. Come nella stessa vita del protagonista, sembra ci sia stato un problema di voler fare tanto, spendendo troppo, ma non ci fosse abbastanza tempo per mettere tutto. E’ uno show che non si capisce mai bene dove stia, è sicuramente un drama, ma a tratti fa anche sorridere, una serie probabilmente troppo abbagliante, piena di roba, con degli spunti sicuramente buoni, una ottima colonna sonora, un bel cast, ma con qualche errore di troppo.

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