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Black Black Istanbul, la recensione di "Driving Full Throttle”


I Black Black Istanbul sono una band sarda relativamente giovane che, dopo una serie di singoli, approda al primo lavoro discografico vero e proprio, ovvero "Driving Full Throttle” di chiara matrice hard rock. 

Si risente subito dalle prime note di "I'm a Superstar" di che pasta sono fatti, richiamando le sonorità d'antan ma collocandosi facilmente nel rock italico esterofilo.

Un frame di "Angels with Filthy Souls", parodia del film "Angels with Dirty Faces" in quanto creato appositamente per il cult "Mamma ho perso l'aereo", è l'esordio di "I'm not ready for the Guns", dalla ritmica AC/DC a sostegno dell'impalcatura del pezzo etereo. Riff old school aprono "Anyone go fast", elettriche possenti, batteria serrata per non perdere il vizio del rock.

Drums aggressivi in "I want believe to be know" rincorrono 6 corde vigorose procedendo verso "Future Sorrow", futurista quanto basta, che non brilla di melodia in quanto tale ma è a tratti scura, addentrandosi nei meandri più underground.

"Lightning strike from my room" ha, ancora una volta, una ritmica serrata, con richiami grunge e i cori distorti, lo stesso mood mantenuto in "Wake up and run". In "I can't feel it" ritorna la melodia nonostante la strumentazione che tende al punk. L'album si chiude con "Maneater" e l'energia dei Black Black Istanbul tutta da pogare.




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