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Quintorigo, 25 anni dopo, Rospo e Grigio ritornano in vinile e live


 


Quintorigo, 25 anni dopo, Rospo e Grigio ritornano in vinile e live


A 25 anni dal loro esordio, i Quintorigo segnano un momento importante nella loro storia artistica con la ristampa per la prima volta in vinile di Rospo e Grigio (Universal Music). Due album che hanno definito il panorama musicale italiano grazie alla loro capacità di fondere generi diversi, mantenendo un’identità sonora unica. Li abbiamo intervistati nel corso di una video-conferenza stampa in vista del doppio album e del tour che toccherà alcune città. 


John De Leo, storico ex frontman della band, riflette sul lungo percorso  intrapreso dopo l’esperienza con i Quintorigo: «Nei miei lavori successivi c’è stata una forte influenza dei 12 anni trascorsi con la band. Quelle scoperte musicali e artistiche le ho portate con me, cercando però di esplorare nuovi territori. La libertà di misurarmi con altri strumenti, energie e musicisti mi ha spinto ad andare altrove, ma il collante con quel periodo è sempre rimasto». 


Una produzione rinnovata, ma fedele all’origine


Anche Valentino Bianchi, sassofonista, sottolinea l’evoluzione della band: «Il mondo è cambiato rispetto a 25-30 anni fa, il mercato è diverso, e anche il modo di fare musica - osserva -. Tuttavia, il nostro approccio alla produzione non è mai cambiato. Abbiamo sempre seguito un percorso contaminato, ingenuo e onnivoro, che soddisfacesse noi in primis. Certo, oggi c’è una maggiore accessibilità tecnologica: quello che un tempo richiedeva studi di registrazione costosissimi, oggi si può fare con attrezzature da duemila euro in casa. Ma il cuore della nostra musica rimane lo stesso». Bianchi sottolinea anche l’importanza di rimanere fedeli al materiale originale: «Alcuni brani sono stati scritti ai limiti delle nostre capacità tecniche, eppure reggono ancora oggi. Siamo certi che chi tornerà a sentirci sarà appagato, perché eseguiremo quei pezzi esattamente come sono stati concepiti. Sarebbe un peccato tradire il ricordo di chi li ha amati fin dall’inizio».


La reunion e l’urgenza di fare musica


La decisione di riunirsi non è stata, pare, una questione di nostalgia, ma di necessità artistica. «Abbiamo sempre mirato a criteri da ascoltatori onnivori - dice De Leo -. Non abbiamo mai avuto la pretesa di riuscire a soddisfare tutti, ma ci impegniamo per creare qualcosa che valga la pena ascoltare, come ascoltatori, prima ancora che come musicisti». Bianchi aggiunge: «La qualità della nostra musica è sempre stata garantita dalla nostra dialettica interna. Se qualcosa piaceva a tutti noi della band, era un segno che poteva piacere a molti. Anche se le differenze di vedute a volte hanno contribuito alla separazione, sono state quelle stesse divergenze a rendere i nostri lavori così ricchi». Nonostante il rispetto per l’originalità, c’è spazio per l’improvvisazione: «Siamo cambiati, ma siamo sempre gli stessi. Le cover che suonavamo allora sono le stesse, ma con momenti importanti di improvvisazione che nascono sul palco», dicono i due. 


Le influenze, le sfide e l'omaggio ai maestri

Tra i brani più iconici della band, “Bentivoglio Angelina” ci ha - almeno a noi di Shake - suscitato da sempre paragoni con “La canzone di Marinella” di Fabrizio De André, quanto meno nel testo. De Leo chiarisce: «Non si tratta di fare il verso al maestro, ma di un’ode al femminile raccontata con uno sguardo maschile, che però non deve essere frainteso, anzi vuole fare riflettere. Come il brano di De André che è stato un cantautore punto di riferimento per tutti noi, è indubbio».

Oltre ai loro pezzi originali, i Quintorigo hanno sempre amato confrontarsi con i “mostri sacri” della musica: «Riarrangiare brani di artisti del passato è stato un modo per metterci in connessione con loro», spiega Bianchi a cui fa seguito De Leo: «Prendi Highway Star dei Deep Purple: il testo è maschilista e un po' scadente, ma il potenziale musicale è enorme. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di dialogare con queste opere, reinterpretandole secondo il nostro linguaggio».

La band non si ferma qui. Dopo le prime date del tour, annunciate a sostegno della ristampa in vinile, i Quintorigo riprenderanno il palco all’inizio dell’estate. E sul Festival di Sanremo? «Non ci pensavamo allora con Rospo, e nemmeno oggi è tra i nostri piani - commenta De Leo -. Ma mai dire mai: dipende dai contesti e dai tempi». «Non abbiamo mai pensato al profitto, né cercato di mungere la vacca fino in fondo - riflette Bianchi -. Ci interessava suonare e vedere nel pubblico attenzione e curiosità. Oggi, capita che ai nostri concerti arrivino giovani su consiglio dei genitori: è un passaggio di testimone che ci rende orgogliosi. È bello sapere che il nostro lavoro, dopo 25 anni, continua a suscitare gioia ed entusiasmo».

De Leo confessa inoltre di essere al lavoro su un nuovo album: «Sto pensando di coinvolgere alcuni vecchi amici per un paio di brani. Sarebbe bello portare avanti questo spirito di collaborazione anche nei prossimi progetti. Lo dico per la prima volta qui ai Quintorigo che ancora non lo sanno».

La ristampa di Rospo e Grigio non è solo un ritorno al passato, ma una prova di come la musica dei Quintorigo resti senza tempo, capace di attraversare generazioni e di riaffermarsi in un panorama musicale sempre più frammentato.




LE DATE DEL TOUR:


1 DICEMBRE: MILANO – SANTERIA – sold out 

8 DICEMBRE: BOLOGNA – LOCOMOTIV – sold out 

15 DICEMBRE: ROMA – LARGO VENUE – sold out 

22 DICEMBRE: CONVERSANO (BA) – CASA DELLE ARTI 

27 DICEMBRE: TORINO – HIROSHIMA MON AMOUR 

28 DICEMBRE: SAN MARTINO BUON ALBERGO (VR) – THE FACTORY 

3 GENNAIO: PERUGIA – URBAN CLUB 

19 GENNAIO: TANETO DI GATTATICO (RE) – FUORI ORARIO 

26 GENNAIO: TREZZO SULL’ADDA (MI) – LIVE CLUB 

I biglietti sono disponibili su Ticketone  Il tour è prodotto da Baobab Music di Massimo Levantini.

Sul palco John De Leo (voce), Valentino Bianchi (sax), Gionata Costa (cello), Andrea Costa (violino) e Stefano Ricci (contrabbasso).

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