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Luca Fogliati "Per te" la recensione



L'album “Per te” è autoprodotto da Luca Fogliati che si addentra nel pop rock, un viaggio dalle sonorità anni ’90, con i suoni elettronici che vengono a intrecciarsi con la strumentazione possente e distorta. Ogni brano sembra esattamente il proseguo del precedente, nel testo, una evoluzione, come la vita nel suo quotidiano.


“Vertigine”, il primo singolo del disco, è la prova di questo concetto, la basica forma-canzone arricchita da un bridge accattivante: “Vertigine di stare seduto sulle nuvole aggrappati ad un appiglio per vivere e non mi tradire” e se non si osa non si potrà mai capire cosa si prova. Non manca subito la ballad, “La tua maschera”, con piano lezioso e acustica standard per “maschere di falsità dietro a nuvole coperte dall’avidità”. Fogliati chiede di “togliere quella maschera” e di non fingere. 

“A vent’anni” è cupa e tiratissima come il ricordo che il nostro ha di una ragazza che ha perso la vita in un incidente “... una luca ti dice che è lì il tuo destino”. Le elettriche riffeggiano su “In tutto questo tempo”, mood in minore e “ciao ciao, goodbye”, lei va via e “quanta vita ancora mi darai” ma solo nei ricordi. 

“Lo specchio” ritrova il pop rock ballabile, “tutti in fila anche te a pagare il prezzo del pregiudizio” per chi punta il dito e “fa la morale” a chi “con le ali ha saputo volare”. E “Controcorrente” è la natura continuazione, testualmente, del precedente. Sono step della vita che, qui, il cantautore vuole rappresentare con un pianoforte protagonista, spingendo la voce solo nel ritornello. 


Dantesca è “Folle volo” e “andiamo a fondo adesso”, ancora una volta un brano dedicato a chi osa, a chi va oltre, come fece Ulisse nell’Inferno della Divina Commedia. “Uomini liberi” canta Fogliati in un’altra ballad su cui adagia persino gli archi. “Prossima uscita”: per ogni “folle volo” c’è sempre un “exit” che lampeggia verde, anche nei momenti più difficili, negli abbandoni e nelle “uscite di scena”. Le chitarre morbide e il piano accompagnano l'enfatica voce. Sul finale anche un timido assolo. 


Il rumore del mare apre “Ad un passo da te” con il piano ancora una volta ispirato. Fogliati è più melodrammatico, così come il brano, “in bilico” e “instabile” tenendo le note alla Francesco Renga. La canzone che chiude il disco è, semplicemente, “Musica”, una dedica esplicita che Luca fa a Don Luigi Venesia che fu parroco di Calliano d’Asti, figura che lo ha ispirato. La parte più rockeggiante entra in scena dopo, imprimendo i tanti ricordi di quando da ragazzi si giocava in Oratorio, i primi contatti che i bambini hanno con gli altri coetanei, piccoli grandi momenti di felicità.

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