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GnuQuartet, la recensione di "Paganini - The Rock Album"


Francesca Rapetti (flauto), Roberto Izzo (violino), Raffaele Rebaudengo (viola) e Stefano Cabrera (violoncello) compongono gli GnuQuartet e questo è un ineluttabile e positivissimo dato di fatto.

Ascoltando attentamente il loro ultimo lavoro Paganini – The Rock Album(OrangeHomeRecords/Believe) ho avuto la stessa ineluttabile e positivamente netta sensazione, di essere al cospetto virtuale, ma non troppo, di una parte considerevole dell’ensemble dei Berliner… L’intonazione, le scomposizioni ritmiche, la perizia ed il gusto profusi negli arrangiamenti armonici pieni di “portamento” e “poesia”, che vengono fuori dall’ascolto dell’album, sono entusiasmanti e privi di “trucchi da studio di registrazione” con una post-produzione dell’album - curata da Raffaele Abbate - a dir poco, impeccabile.

Il titolo, considerate le atmosfere del disco, mi sembra riduttivo. Il Paganini che si materializza nelle varie esecuzioni, strizza l’occhio un po' al rock'n'roll di Elvis (Capriccio 1), al rock sinfonico dei New Trolls di “Concerto Grosso Numero 1" (Capriccio 10) un po' al pop degli anni ’60 e ’70 e va a fare il pelo all’atmosfera di “Vecchio frack” (Sonata), al De Andrè di “Don Raffaè” (La Campanella), al rock psichedelico dei Goblin di Profondo Rosso e ad Henry Mancini (Capriccio 24)… dimostrando, in quest’ultimo caso, che una buona dose di humour rimane sempre un validissimo toccasana se vuoi fare musica… ehm…seriamente.

Provate ad immaginare Chopin senza i suoi “scherzi”...

Alcune atmosfere dell’album sono di, mi si passi il termine, “beatlesiana” memoria (La caccia-Riff Hunter). Un ottimo disco di musica rock ma non solo, suonato da validissimi musicisti che hanno fatto sicuramente studi accademici ma che non guardano soltanto al classico dimostrando, ancora una volta, che la musica è una ed una sola, senza compartimenti stagni.

Dodici brani per 38 minuti di meditazione ‘estatica’ (Ninna Nanna)… una vera panacea… di questi tempi!



[ Giacomo Bertuglia ]

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