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M.Armo "Salite libere" la recensione dell'album


I M.Armo sono una band bolognese nata qualche anno fa e giungendo oggi al primo album dal titolo "Salite Libere" (Seahorse Recordings) con la produzione di Fausto De Bellis. I M.Armo sono: Giulio Cioffi alla voce, Davide Minelli alla chitarra acustica, Luca Caldaroni alla chitarra elettrica, Giuseppe Barbera alla batteria e Gabriele Manzoni al basso. 

Grinta a vendere nel singolo che apre il disco, "Sogni (Adolescenza)", che marca già il chiaro periodo a cui si riferisce il brano, con un ritornello pop-rock di matrice indie esterofila e venature country. 
"Te ne vai continuamente forse sai che oggi non è sempre la ricerca della felicità..." e "Il Navigante" si muove in una direzione 'di sponda' fortemente rock, con una batteria nuda e possente, che prevarica persino le chitarre ma non la voce. Il tempo sicuramente è una delle coordinate del disco. Per questo "La macchina del tempo" sembra la continuazione naturale dei due pezzi precedenti: "Eppure tu lo sai, anche tu, che sai osservare, sei venuto qui, capitato qui, non per errore..." perchè ogni strada in cui ci porta la vita ha un senso, sia il più gioioso che il più arduo. Bella l'apertura nel chorus ancora una volta energico.

Una volta intrapreso quel cammino a cui la vita ci conduce, non puoi far altro che guardarti intorno per comprendere meglio cosa facciamo, dove siamo, chi siamo. I M.Armo lo sanno bene e non c'è bisogno neppure di parola in "Se camminando", per l'appunto strumentale, che inizia con un'acustica e un'elettrica che si guardano e dialogano, una ritmica, l'altra in solo. 
Il singolo del disco, "Atene", fresca e melodica, come si confà al primo estratto di un primo disco: "Accordi di luce tra le vetrate al Museo dell'Acropoli tra i furti della storia e i mezzi della mitologia"... e i nostri celano bene un velo di malinconia..., l'Antica Grecia, che nasconde la nostra civiltà, quello che siamo ancora oggi, sotto strati di macerie e disumanità. Il disco contiene anche una "Atene" in 'ukulele version'.
 
"La strada per il mare", altro strumentale, è il brano più riflessivo di tutto il lavoro discografico, l'elettrica sinuosa si adagia sulla sezione ritmica rallentata rispetto ai brani precedenti e vuole in qualche modo preannunciare la title track "Salite libere", vocalità lirica quanto più possibile, sonorità piene e 'free'. 
Tra gli arpeggi si districa "Non è un seme sterile il vuoto che cogli in un istante che resta sospeso nel silenzio..." i M.Armo raccolgono paure e 'sogni sommersi' e ne fanno canzone. Uno dei migliori brani dell'album che chiude con l'energica "Io non so chi sei", morbida e scorrevole, perchè fondamentalmente "la vita non ha padroni"... o non dovrebbe averne. 




 

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