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Romanticamente Juventus

Fra magie matematiche e corsi e ricorsi, un 2-0 e un 4-2 come dieci anni fa, più un giorno in più, la rivale storica che "ti fa il regalo"... ce ne è davvero per gridare al destino e lasciare i complotti al loro... da "er gol di Turone" al gol di Muntari, con tanto di nemesi finale... linguaccia di Julio Cesar a parte... tanti cerchi che si chiudono, lo sceneggiatore è Dio, non c'è alcun dubbio. Altre amenità necessarie si intende, ma è doveroso celebrare l'imbattibile Juve di quest'anno, ancor più che favorita non era di certo e ancor più per aver espresso il miglior gioco. Gli infortuni milanisti, i casi Cassano, Gattuso, Pato, l'assenza dalle coppe, tutto vero... ma verissima è anche la supremazia totale su ogni campo, pareggite compresa e lo rialzarsi splendidamente a Napoli e Milano, gli scogli più difficili di una cavalcata incommensurabile. Dove i paragoni si sprecano, dalla prima Juve di Trapattoni a quella di Lippi... ma questa è...

American Pie: Ancora Insieme di Jon Hurwitz e Hayden Schlossberg

Analizzare un filone o meglio una "saga", permetteteci il neologismo, come American Pie, partendo con un piglio critico non avrebbe alcun senso... vi importa ad esempio di com'è la fotografia o se ci sono movimenti di macchina da far rizzare... "le antenne"??? Oh cinefili... o cinofili incalliti che non siete altro, il dubbio viene spesso... la prova attoriale c'è, i personaggi sono calati perfettamente nei ruoli, pantaloni e reggiseni compresi e a parte tutto, diciamo che il film è ben costruito, ha una sceneggiatura addirittura solida nei suoi seppur banali snodi, diverte in certi frangenti, (spassose peraltro molte scene) e trattandosi di una reunion non può (il film), non considerare “portante” la nostalgia, come leit motiv dell'intera operazione... ma ne esce decisamente senza colpo ferire. Il film in se dunque si lascia guardare con la giusta spensieratezza, per quello che è... una sorta di franchising, che non smette di riproporre i persona...

L'atlante dei pensieri - Marco Guazzone e Stag

Un disco passato quasi sotto silenzio, questo convincente esordio di Marco Guazzone con i suoi Stag, che ha beneficiato solo in parte del richiamo festivaliero, regalando o relegando alla kermesse forse il brano più easy, dell'intero calderone, poi confluito nell'album e che ha finito per influire per certi versi anche nella considerazione fra virgolette della critica alla sua opera. Un disco "in ogni caso" per chi ama in primis il pop rock anglo-americano, ad alto tasso di emozioni... epico, solenne... struggente, dove i Coldplay e i Muse, inevitabili punti di riferimento, si abbracciano idealmente su atmosfere new romantic, dove si confondono e scontrano amabilmente, giovinezza e  inquietudine, poesia e ribellione... una vera e propria colonna sonora insomma per giovani irrequieti, che non dimentica l'Italia e il ruolo della melodia, dove Guazzone "sguazza" e in un certo qual modo, fa sentire i suoi studi al Centro Sperimentale di Cinematograf...

Gli Infedeli di Emmanuelle Bercot, Fred Cavayé, Alexandre Courtes, Jean Dujardin, Michel Hazanavicius, Eric Lartigau, Gilles Lellouch

Non sarà "il film più scorretto" che la "reclame" promette, perchè le scene dei trailers sono facilmente fuorvianti e non sarà di certo un capolavoro, ma è l'ennesima dimostrazione di come i francesi sul piano della commedia, continuano a infierire in un certo qual modo nel mestiere in cui siamo stati maestri, valga per tutti il tema, "l'infedeltà", ad alto tasso di equivoco barzelletta e volgarità spicciola e la struttura episodica, che immaginiamo mal volentieri svolto dai cineasti nostrani. E invece sono proprio questi, i punti di forza di questo film, con una sensibilità tutta francese, allargando il discorso ad altre pellicole, uscite recentemente ma anche di qualche anno addietro (dove noi facciamo i remake), che fa si che sia sempre e comunque il garbo narrativo a prevalere, il gusto quasi estetico del raccontare, pur in questo caso la difficoltà intrinseca di tenere unito il tutto, che farebbe presagire uno sfilacciamento continuo de...

"Adam Yauch... Another Dimension"

MCA, aveva 47 anni e dal 1981 era il "cuore pulsante" dei Beastie Boys. 30 anni di carriera insomma, dove Adam era passato dagli eccessi degli esordi, all'impegno sociale, alla scoperta del buddismo e alla passione per il cinema, con l'assoluta nonchalence dei grandi. E' inutile dire che questa notizia era nell'aria, da quando il mondo musicale e non, sapeva del suo male, ma l'ultimo album prima rinviato e poi pubblicato nel 2011, faceva se non altro sperare. Ci sembra ancor più banale in questo contesto celebrare la sua arte e quella della band "bianca" che ha scritto pagine memorabili nel mondo dell'hip hop, milioni di dischi venduti a parte... perchè il mondo sa chi era e sarà MCA e chi sono i Beastie Boys. "Intergalactic Planetary Planetary Intergalactic"  "Another Dimension Another Dimension"  Well now don't you tell me to smile  You stick around I'll make it worth your while  Got nu...

Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile - Dimartino

Con gli occhi di un adulto e il cuore di un bambino, Dimartino per il suo secondo album solista, getta uno sguardo sincero, reale, disincantato eppur sognante, speranzoso, raggiante di poesia... sulla vita... fermo, apparentemente o meno “ sulla strada provinciale a contare le stelle... su un’estate, un colore, un pianeta ”, eppure in continuo movimento, tra i ricordi e i mutamenti dell’anima, del resto “che vuol dire il tempo passa e poi perchè non possiamo più giocare e farci male”. Dalle certezze insindacabili dell’adolescenza alle paure dei grandi, il nostro approccia la materia mischiando “le visioni” per così dire, coi ricordi che puntualmente vanno a braccetto con l’odierno, in un cammino comune per diventare forse, aspirazione o mera chimera che sia (se non pura razionalità) “come alberi e durare per sempre”, seppur consci della nostra caducità, come quella dei super eroi... Musicalmente, giocando un pò, se Nick Cave aveva le sue Murder Ballads, qui possiamo parlare di...

Sapessi dire no - Biagio Antonacci

Due pezzi per le radio, una dose cospicua di pseudo cover rigorosamente non citate, tanta enfasi e tanto amore, combattuto, respinto, provocato, deluso, affranto, etc etc... sul quale consolidare la sua fame di sciupa femmine, come il più celebrato dei rapper...il titolo del resto, vale quanto un programma... per un pubblico di ragazzine ululanti e brufolose. Metafore ardimentose, che abbracciano luoghi comuni e diari, populista quando occorre, abile a cavalcare le mode musicali del momento, Antonacci sforna un disco stra sentito, senza anima, che vuole essere ruffiano, ammiccando qua e la agli ultimi arrangiamenti sentiti per caso, per le sue pretenziose suggestioni poetiche sempre più di bassa lega. Un autore che nel corso degli anni è andato peggiorando sempre di più, perdendo in toto la sincerità, quel tocco quasi naif degli esordi, ma anche quel pizzico di mestiere, quella capacità comunque di scrivere buone canzoni di musica leggera italiana negli anni duemila... per ...