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Il peggior Natale della mia vita di Alessandro Genovesi

Rispetto al primo capitolo, questo secondo parto non risente dell'effetto televisivo e della riduzione a sketch scanditi "dai giorni della settimana" a dare una coesione sottilissima, che erano il difetto originario, ovvero quello di non aver saputo superare la provenienza del format. Qui invece si riesce nell'intento allungando i tempi delle gag e inserendole in un contesto più filmico, grazie a una sceneggiatura più costruita (scritta dallo stesso regista e De Luigi) che riesce a essere unitaria grazie all'impianto chiuso dato dal castello di Abatantuono meno dispersiva del precedente che contava anche l'ufficio di De Luigi e Siani e la presenza di Chiara Francini a portare scompiglio. C'è dunque più coesione e le gag sono anche migliori e più divertenti, grazie appunto ai tempi comici dilatati, quella di Abatantuono "morto" è la più riuscita, che risalta ancora di più in quanto fa si che il film parti letteralmente dopo un inizio a dire i...

Fiato di Goran Kuzminac

  Non parlate di rinascita quando leggerete questa recensione, quando ascolterete il suo disco, perché Goran Kuzminac ha continuato a sfornare album di indubbia qualità in tutti questi anni, dove per molti era sparito...semplicemente perchè non si vedeva in tv e come lui stesso ha più volte detto(anche a noi in una recente intervista), “Io ci sono stato sempre, siete voi che non c’eravate”. E Goran è davvero mancato "mediaticamente" alla musica italiana ed è davvero un peccato perché è un grandissimo musicista che, con la sua particolare tecnica chitarristica, il finger-picking, sembra che a suonare sia un’intera orchestra… Detto questo,il nostro in questo disco dà il meglio di sé stesso. La prima cosa che colpisce subito ad un buon orecchio sono i suoni così puliti, così nitidi… e poi Goran ci mette dentro il blues, le ballate, le canzoni d’amore, il rock, il jazz, la dolcezza… l’album è come un fiume che scorre, come le acque del Danubio blu come i suoi occhi e dove ...

Sulla Strada di Francesco De Gregori

Il Principe è tornato... lunga vita al Principe... se Fossati e a quanto pare Guccini vogliono dire "addio" per sempre alle scene musicali, De Andrè è morto, Gaber ne fa dieci e compilation (con Gigi D'Alessio incluso) e Vasco Rossi non si sente tanto bene...(tralasciando l'ultimo Vasco si intende), ci auguriamo che il nostro continui a macinare km e suonare e a regalarci "perle" come in questo ultimo album... Dove non ci sono riempitivi, tutte le canzoni sono di ottima fattura e qualità e anche nei pezzi più "facili" la classe davvero non è acqua, il disco in se ha un suono "live", quasi grezzo, dove diretto e semplice fanno rima con purezza artistica... e la poesia è intatta e anzi rinnovata nella sua lucida analisi dell'Italia odierna, criptica e feroce come ai bei tempi, le metafore sono tante e assolutamente ben costruite e ficcanti, dannatamente incisive, un disco vecchio stampo insomma con soluzioni armoniche e arrangiam...

Intervista a Giuseppe Pambieri: dal teatro poetico di Strehler al genio sregolato di Claudio Forti

Un Giuseppe Pambieri in ottima forma, fresco dei suoi 68 anni festeggiati domenica, ha incantato il pubblico del Baluardo Velasco di Marsala http://www.baluardovelasco.it in ben due spettacoli, portando in scena con maestria ed esperienza la “Metamorfosi” kafkiana.  Lo abbiamo incontrato per l'occasione e ci ha raccontato un po' di lui, dei suoi oltre 40 anni sui palchi d'Italia.  Dal Piccolo Teatro di Milano ne è passato di tempo. Lei oggi è il teatro italiano. Ma com'è cambiato il teatro dalla metà degli anni '60 ad oggi?  “C'era sicuramente più lavoro, partivi in giro per l'Italia per 6 mesi, facevi la valigia e non tornavi a casa, come feci in “Mosche” o nella “Bisbetica domata” ed in altri spettacoli. Oggi se si parte in tourneè 2-3 mesi è tanto, poi se lo spettacolo non è molto noto è ancora peggio. Colpa dei tagli, del berlusconismo che abbiamo avuto per 20 anni e della falsa credenza che il teatro e l'arte debbano vivere da sé. ...

Il colore dei pensieri - Abulico

Gli Abulico tornano con il loro secondo album accantonando in primis l'inglese e con un approccio più riflessivo e solare... e partono anche discretamente bene in questo per loro nuovo inizio, le prime tre tracce infatti non dispiacciono di certo, pur non brillando in originalità, il discorso di approcciare "una matrice pop" riconoscibile da attaccare e rendere altro è interessante sicuramente, specie quando deflagra in territori post/rock. A partire dal quarto brano si intravede però qualche crepa che esplode letteralmente come un ritornello ben assestato (Colorare i miei pensieri) e da Il tempo e la scelta a Il Volo i nostri si perdono fra sonorità enfatiche e ammiccanti "quasi emo" e arrangiamenti più facili che nell'insieme tralasciando il testo de "Il volo" (che sfiora il ridicolo involontario o abbiamo capito male noi può anche essere) rimandano a un desiderio forse "commerciale" (che per carità) o di essere semplicemente più a...

Il Comandante e la Cicogna di Silvio Soldini

Dopo gli ultimi film decisamente più cupi, sebbene di grande spessore come il drammatico Giorni e Nuvole, Silvio Soldini cambia genere e torna alla commedia ma non cambia per così dire il tema: Il Comandante (Garibaldi) e la Cicogna (favola per "bambini") ovvero due simboli di vita nuova, di nascita... L'Italia è il riferimento e c'è tanta amarezza nel quadro esposto da Soldini con la solita maestria, nel vedere "come ci siamo ridotti" ma ci sono anche le risposte, le speranze e sono ben impresse nell'orgoglio fiero del comandante (Mastandrea), nello sguardo curioso della cicogna (Rohrwacher), per non parlare dell'innocenza e delle domande "Ma secondo te gli uccelli lo sanno che noi non sappiamo volare o pensano che non ne abbiamo voglia?" dell'esordiente Dirodi e della saggezza mista all'arte d'arrangiarsi tipicamente italiana di un Battiston superbo.  La situazione italica viene ritratta (usiamo non a caso la metafora...

Noi di Eros Ramazzotti

Quasi 50, a tre anni di distanza da Ali e Radici che per i suoi standard era stato un flop o quasi, nonostante parlasse di tematiche sociali, Eros fa... 12 con questo nascituro composto da 14 brani, che in estrema sintesi convince pienamente in 3 (Noi, Io sono te e Balla solo la tua musica) si rivela comunque sufficiente in 7 tra alti e bassi spesso dovuti ai testi a tratti didascalici e in 4 (da Sotto lo stesso cielo a Così), tralasciamo opportunamente il giudizio. Tutto questo per dire che in primis forse i brani sono troppi, che i featuring sono dettati da scelte puramente commerciali e non aggiungono niente al disco anzi, in caso tolgono, di contro si ha comunque la sensazione che Eros sfornerà sempre la sua buona canzone come nel caso delle tre citate all'inizio, non saranno capolavori ma sono brani di ottima fattura e riesca a mantenere quasi sempre uno standard accettabile. Il sound è di stampo internazionale, pur non tradendo la nostra musica leggera e piace il fatto c...