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Upside Down di Juan Solanas

Girato da Juan Solanas, sceneggiato da  Santiago Amigorena e recitato tra gli altri da  Kirsten Dunst, Jim Sturgess, Larry Day, Timothy Spall, Heidi Hawkins...Upside Down è una  didascalica a tratti persino scolastica, pellicola che si basa su un'idea comunque interessante ma che non viene sviluppata per niente... dove quello che più piace, meglio la sola cosa consona, è la fotografia di Pierre Gill davvero ben azzeccata, algida, fredda, per una fantascienza intelletuale che rimane però a una sinossi, a un pretesto per una storia d'amore (un'idea più che altro)  eterna e inattuale, non c'è sviluppo, ci sono solo archetipi da fiaba che dir si voglia... insomma visivamente è anche un bel vedere anche se potevano esserci movimenti di macchina più di sostanza, più adeguati alla materia trattata, che per altro si prestava assai bene, ma tralasciando questo aspetto è il film in se che non c'è... la morale, il senso del discorso tra l'altro, su/giù come un ipote...

Raphael Gualazzi - Happy Mistake

Di Gualazzi ci stupisce il fatto che a 31 anni è un musicista già con una impressionante esperienza e questo lo si può sentire tra i tasti del suo pianoforte più che nella sua voce così particolare, così armoniosa che dal vivo ancora magari (vedi Sanremo) deve “aggiustare il tiro”. E Caterina Caselli c'ha visto giusto. E questo "Happy Mistake" ridà al musicista di Urbino giustizia. Non che i precedenti episodi discografici non fossero all'altezza, ma qui probabilmente (lo speriamo) si potrà scrollare dai falsi paragoni mediatici con  Sergio Cammariere o Ivan Segreto”. Cancellato invece il fatto che sia figlio d'arte. In “Happy mistake” insomma Gualazzi ci mostra il suo vero volto, al di là quindi di Sanremo, che non si ferma al lezioso jazz, ma che recupera la tradizione del ragtime e dell'harlem stride piano di James P. Johnson, l'antesignano di... tutto. Raphael ci ricorda anche il blues di New Orleans, mescolato con uno Steve Wonder nei suoi migli...

Arcane of Souls - Vivo e Vegeto

Convincente esordio per Alfonso Surace aka Arcane of Souls (anagramma ben riuscito tra l'altro), "Vivo e vegeto" risulta infatti godibile e ricco di spunti d'interesse, soprattutto in chiave strumentale dove il nostro si affida al blues contaminato, ora di folk, ora di country senza dimenticare il rock italiano dei primi anni '80 e la lezione dei grandi cantautori anni '70 e ci fermiamo qua perchè ci potrebbero stare benissimo (per alcuni episodi) paragoni con Bugo e i Verdena, a tal proposito, qua e la ci sono scorci psichedelici che potrebbero essere, maggiormente sviluppati, una direzione da intraprendere per il futuro. Futuro che necessariamente ripartirà dalla voce, roca, calda, stilisticamente grezza che si adatta magnificamente all'ironia  dei testi e agli arrangiamenti corposi e immersi in atmosfere rigorosamente lo fi con un lavoro di chitarre davvero sugli scudi... il tutto ha a ben vedere una resa vintage che risulta vitale parafrasando il...

Appino - Il Testamento

In questo esordio solista Appino dimentica lo sberleffo tipico degli Zen Circus, quello sguardo disilluso ma comunque fiero della realtà nel suo disgregarsi, per dare sfogo a un'amarezza che è anche estetica nella scelta dei suoni, negli arrangiamenti, nell'apporto nella sezione ritmica del Teatro degli Orrori, che non è sfiducia è constatazione che non si può cambiare, che i corsi e i ricorsi storici hanno un loro perchè... e allora non c'è ironia che tenga, che venga buona a ritrovare un certo spirito guascone e irriverente. La soluzione non è ovviamente rassegnarsi, ma forti delle difficoltà imparare a scegliere, a vincere innanzi tutto la battaglia irrisolta contro i propri fantasmi o specchi che dir si voglia, imparare insomma a conoscersi veramente e affrontare il mondo spietato che ci circonda con quanto meno la consapevolezza del se, rovesciando le carte in tavola con lo sguardo innocente del bambino e farsi amici i cattivi di turno, il buio, i mostri sotto...

Noi siamo infinito - Stephen Chbosky

"T u osservi le cose e le comprendi sei un ragazzo da parete..." Forse poteva essere meno didascalico il finale e il film finire con la rivelazione ben celata da colpo al cuore e... sarebbe stato perfetto? E' un punto di domanda che fa a spallucce con la retorica voluta con cui apriamo questa recensione... quasi per sdrammatizzare, dopo una visione così toccante, intensa, drammaturgicamente eccellente, recitata dai migliori giovani attori dell'ultima generazione e non, Logan Lerman, Emma Watson, Ezra Miller, Mae Whitman, Kate Walsh scritta e diretta da Stephen Chbosky, magistralmente, a rimarcare che se devi fare un film da un libro,  "The Perks of Being a Wallflower", del 1999, è meglio che lo fai girare al suo stesso autore. Capolavoro o meno, il film ha un trasporto emotivo eccezionale, l'empatia che ne scaturisce è qualcosa di straordinario e non serve necessariamente essere "nerd o meglio: un ragazzo da parete" per commuoversi... e ...

Gambit - Michael Hoffman

Remake dell'omonimo film del '66, interpretato da Michael Caine e Shirley MacLaine, diretto da Michael Hoffman su una sceneggiatura di Ethan e Joel Coen, Gambit - Una truffa a regola d'arte è oggi, una commedia che per certi versi non sa dove andare a parare. Tralasciando le sue pecche di fondo, sintetizzando, verrebbe da pensare infatti che non è una commedia brillante, nè una "a tutto gag", è ora troppo veloce, ma sempre troppo lenta. Eppure è ottima la recitazione, tra Colin Firth, Cameron Diaz, Alan Rickman, Tom Courtenay, Stanley Tucci ce ne è per tutti i gusti ed è un cast davvero con la A maiuscola, adeguata e confacente risulta poi la fotografia di  Florian Ballhaus, ben girato e anche ben sceneggiato dai fratelli Coen con citazioni e rimandi al cinema d'autore...  Forse semplicemente il film è la perfetta cifra stilistica dei tempi da humor inglese e ne ha in se come dicevamo, pregi e difetti, se ne si apprezza infatti l'eleganza stilistica...

Paletti - Ergo Sum

Otto tracce, 4 brani per lato, perchè Paletti sforna un primo disco (escludendo gli ep che l'hanno preceduto) come quelli di una volta, muovendosi a cavallo (vi ricorda qualcosa?) prevalentemente tra gli '80 e i '70 (seguendo la scaletta), giocando con la materia, aggiornandola  a suo piacimento e ovviamente dell'ascoltatore. La facciata A è quella più ritmica, più d'impatto, quella B scivola più intensa e poetica, scivola,  perchè otto brani sono veramente pochi, l'unico difetto di questo album a ben guardare.  Ricco musicalmente eppure estremamente semplice nella sua fondamentale essenza pop e nella sue struttura curata e incisiva che arriva a tutti... è anche un disco dove il nostro non le manda di certo a dire e Cambiamento è una sorta di manifesto importante e necessario in tal senso, ma sono tanti i rimandi al sociale tra i testi dell'album, dove non manca di certo la tenzone amorosa smussata ora in ironia ora in poesia ora appena pretesto p...