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Passione sinistra di Marco Ponti

Il ritorno di Marco Ponti con "Passione sinistra" libero adattamento del romanzo di Chiara Gamberale è una vera e propria delusione, a cui non basta per salvare la baracca affidarsi a trovate curiose "da confezione", spleetscreen o al montaggio da videoclip che cerca di reggere in termini quanto meno di ritmo la prima parte, nè qualche battuta ben assestata, su tutte: "io quando ho dei dubbi, penso: Cosa  farebbe Marco Travaglio?" (con tanto di cameo finale del giornalista...) a cominciare dalla banalità delle coppie "pseudo opposte" presentate, ridotte a macchiette, con tanto di dialoghi triti e ritriti, dove si salva il personaggio della Riccobono che quanto meno strappa qualche risata e ha sfumature interessanti e proseguendo con la narrazione a specchio, in parallelo per tutto il film, didascalica e con un sbilanciamento verso "la sinistra" in negativo, nel tratteggiare i rispettivi personaggi (il duo Lodovini-Marchioni) che ci...

Nella casa di Francois Ozon

"perchè credevo che tu fossi diverso, un ragazzo normale" Romanzo di formazione, a tinte letterarie ma anche film in fieri nel vero senso della parola, o film nel film che dir si voglia, dove le arti si intrecciano e non mancano i riferimenti e le citazioni, anzi... dove il ruolo della creazione assurge a protagonista, anche simboli religiosi a corredo di ciò, (Ester, mele...) fra critiche più o meno velate, affidate alla moglie curatrice di una galleria d'arte "il problema non è ciò che espongo ma il nome, il labirinto del minotauro fa paura alla gente" a quello che vuole il mercato e spari sulla croce rossa alla vita borghese. Il ruolo della voce off e del suo adattamento cinematografico la fa da padrone e scandisce il tempo filmico e la commistione a cui lo spettatore assiste, esemplare la frase: "dalla letteratura non si impara niente caro, cosa aveva in tasca il pazzo che ha ucciso John Lennon? Il Giovane Holden" o ancora "sei pessim...

Intervista con Uross

Come nasce "L'amore è un precario" che a noi ha fatto venire in mente il blues, l'America e un certo sapore genuino di un tempo di stampo '70/'80:   L'AMORE E' UN PRECARIO nasce come quasi naturale seguito di 29 Febbraio (Lo squilibrista) uscito nel 2011, primo lavoro ufficiale di UROSS. E se ti ha fatto pensare al blues è perché il blues c'era nel primo disco, c'è nel secondo....e credo ci sarà ancora. Il blues come essenza oltre che come matrice musicale, perché magari, per chi ci legge e  storce il naso al pensiero di Blues (ci sono, esistono e non sono pochi)... non è un blues classico, ma è piuttosto un meticcio...più che un cane da salotto di razza, sto disco è un bastardino che non ama stare al chiuso. Non sono un amante degli "standard" che siano blues jazz o di qualsiasi altro aspetto dell'arte si voglia parlare. Anche l'America c'è. A partire dal binomio più o meno recente Eddie Vedder-Sean Penn a D...

Intervista con Pierpaolo Marino

E' trascorso qualche mese dall'uscita del suo esordio solista edito per La Vigna Dischi, un album denso e poetico, ricco di collaborazioni, di questo e altro abbiamo parlato con Pierpaolo: Come nascono questi "Otto brevi racconti"? Da cosa sono stati ispirati (avvenimenti, personaggi, storie di vita quotidiana, etc.)? Il tema del disco è la passione, in ogni canzone se ne parla, da La canzone degli amanti,la passione disperata di chi è costretto a nascondersi per amarsi a Joshua e Croce del Sud, dove la passione è quella per le storie di mare di Bernard Moitessier, ad Angela, una storia d’amore passionale e crudele... Sei arrivato per così dire “tardi” a questo primo parto, dopo anni e anni in giro per i locali e palchi...  Beh per quanto riguarda il “ritardo” posso dirti che era da molto tempo, diversi anni, che pensavo di scrivere e produrre un qualcosa di mio, personale e intimo. Ne ho sentito l’esigenza, quasi come un passaggio dovuto e n...

Lolaplay - La città del niente

Un disco pop a tutto tondo, per usare la più semplice delle definizioni è questo "La città del niente" dei Lolaplay, che mischiano con gusto melodico, dance d'annata, tiro rock, accenni funky e classiche ballad d'impatto con testi impegnati e ricercati eppur semplici e diretti, pieni di belle costruzioni. Non ci sono brani sotto la media, c'è un disco fatto per essere ascoltato e ballato perchè no, energico e propositivo più mainstream che indie per intenderci ma non è ovviamente un difetto, anche perchè la confezione non è affatto patinata. Di contro, ma è una logica conseguenza a ben guardare del discorso di cui sopra, a volte i livelli della voce, per i nostri gusti sono troppo in primo piano, specie nelle prime tracce e le melodie catchy dei ritornelli, che sono appiccicosi da subito ma nel contempo sembrano ricordare qualcos'altro... eppur vero che è di pop che si sta parlando ed è sicuramente fatto bene: "La città del niente": "...

Toni Bruna - Formigole

Sono sensazioni, stati d'animo, emozioni... quello che provocano le dieci tracce che compongono "Formigole" esordio di Toni Bruna, professione "artigiano" che giunge al suo esordio solista con tanto di apprezzamento da parte di Gionata Mirai ed Edda, che gli hanno fatto aprire i loro concerti. Folk "immaginario" come recitano le note stampa, ma anche "immaginifico" dove è facile perdersi in suggestioni che fanno bene all'anima. Sono canzoni che nonostante il dialetto triestino "arrivano" perchè toccano le corde giuste con disarmante sincerità. I testi narrano di storie semplici, di provincia, religione vista come superstizione. Musicalmente invece il nostro arricchisce qua e la l'impianto folk di base, per chitarra e voce,come con la tromba in "Balamonti": suggestiva e malinconica e in "Picar":che parte alla Nick Drake ma la nostalgia profusa apre nella parte centrale alla melodia oppure con il gl...

Ci vediamo domani di Andrea Zaccariello

Partendo dalla fotografia che preferisce i colori tenui, eppur sostanzialmente freddi ed è quasi sfocata in certi passaggi, al posizionamento della mdp quanto meno intelligente e mai scontato, si capisce sin da subito che "Ci vediamo domani" non è la solita commedia che vivrà della buona trovata narrativa "aprire un'agenzia di pompe funebri in un paesino di soli vegliardi" e della comicità di Brignano, anche ovviamente e ne paga lo scotto quasi, calcando un pò troppo la mano nelle situazioni comiche ampiamente previste e nel monologo dell'attore nella parte centrale sul lettino di fronte al dottore, un vero e proprio sketch più adatto alla televisione sicuramente... restando sui difetti, il cercare fra virgolette di spiegare il titolo stesso del film con ancora soliloqui che non fanno scoccare la scintilla e il ruolo di Francesca Inaudi, non sviluppato e che finisce con lo stridere negli ultimi fotogrammi da famigliola che si ricompatta. Solitamente qu...