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When you're strange di Tom Dicillo

Un atto d'amore, dotato di una splendida ed evocativa fotografia e arricchito con materiale di repertorio, un docu-fiction che in due anni ha girato i più importanti festival, con il quale Tom Dicillo rende omaggio all'epopea di Jim Morrison e dei suoi Doors. Facendo salve queste doverose premesse, da Johnny Suede a Jim Morrison... e anche (per noi italiani) da Johnny Depp a Morgan... tralasciando Oliver Stone che 20 anni fa, riapriva le porte “distorcendone” secondo molti la percezione, questo "film" si rivela un'occasione mancata. Infatti si può tranquillamente affermare che Tom Dicillo, con questo presunto docu-fiction, segua quasi pedissequamente le “fonti” di Stone, che sono per lunghi tratti il libro “Nessuno uscirà vivo da qui” (libro che negli ambienti chiamano amabilmente “Qui ci sono un mucchio di stronzate”) per raccontare i Doors e la loro parabola artistica, servendosi di una voce narrante, Johnny Depp e appunto quella di Morgan per l’edizione itali...

One Dimensional Man - A better man

Un album diviso in due parti, che punta diritto al mercato internazionale, delimitato da due ballads, per così dire tra virgolette, all’inizio e alla fine. Una prima parte sporca, rumorosa, veloce e una seconda, quasi rallentata, sperimentale per certi versi, straniante ed evocativa al tempo stesso.  Ad accumunarle la ricchezza dei suoni e la voce profonda e “retorica”, importante, di Pierpaolo Capovilla, che a volte quasi si fonde con le trame per lo più chitarristiche, che tengono su l’impalcatura dei brani, altre volte, specie nelle ballads che sanno tanto di Nick Cave emerge in tutta la sua profondità. Un album che potremo definire interlocutorio, perchè ci si aspettava decisamente di più ed è inutile negarlo, da questi undici brani, che compongono “A better man” e anche se sinceramente le critiche che si possono leggere in rete, ci appaiono alquanto ingenerose, tuttavia non si può non rimarcare il fatto che dopo tanti anni "se torni, lo fai con qualcosa di veramente not...

Tuesday’s bad weather - ... without thinking

Pierpalo Scuro e Alessio Messinese sono i I Tuesday’s bad weather, “... without thinking”, è il loro biglietto da visita,  da ascoltare rigorosamente a luci spente per meglio gustare il tutto, un disco di emozioni... come affermano tra l’altro nelle loro note stampe. Un album ricco di ballad scarne, di elettronica minimal, di atmosfere comuque evocative. La voce bassa e profonda, le melodie discrete e mai facili, le chitarre elettriche mai invasive, ma sempre presenti, disegnano un mondo di sentimenti, piacevole sicuramente all’ascolto... ma che c’entrano il bersaglio grosso raramente, il tutto rimane così in superficie, non andando ad esplorare fino in fondo...  come se i nostri avessero paura di sporcarsi le mani in qualche modo... tutto questo, comunque, è ampiamente giustificabile in quanto opera prima, di un gruppo tra l’altro di recente formazione e che ha ampie possibilità di crescita. E aggiungiamo anche il fatto che forse la formazione composta da due soli elementi...

Brunori S.A.S. - Volume due Poveri Cristi

Dopo la parentesi Blume e l'esordio solista di due anni fa, ci si attendeva tantissimo da questo "Secondo volume - Poveri Cristi", di Dario Brunori e soci e la risposta della Brunori S.A.S non ha per niente deluso le aspettative, anzi... intatto lo stile, la malinconia dolce amara dei testi, l'ironia... è aumentata decisamente la rabbia, anche nelle soluzioni strumentali adottate, più intense e incisive, sostanzialmente anche più ricche e varie rispetto all'esordio, per un album coeso, profondo e compatto che non ha davvero punti deboli, che procede diritto, disincantato, lucido, poetico e attuale come non mai, che riscrive con gusto e classe la grande canzone d'autore italiana.  La conferma insomma, di un talento purissimo: “Il giovane Mario”: rhodes e voce sporca che richiama inevitabilmente Rino Gaetano, per questa prima intensa traccia che racconta il quotidiano fallimento di un uomo, che non riesce nemmeno a suicidarsi: “...si indebitò fino ai capelli ...

I Cani - Il sorprendente album d'esordio dei Cani

Sembra un’unica lunga traccia, questo atteso esordio de I Cani, dove i pezzi migliori sono quelli già sentiti lo scorso anno o forse no... erano appunto semplicemente i primi, già di per se abbastanza simili... e adesso con questo album troviamo conferma di quanto in un certo qual modo temevamo... ovvero nei dieci brani più l’intro e un altro strumentale, la band non apporta la benchè minima “novità”... come a dire, abbiamo trovato la formuletta vincente e non la cambiamo. Le ritmiche, i suoni, le melodie, specialmente del cantato, si rincorrono praticamente identiche per tutto il disco e alla fine dell’ascolto, è innegabile uno scoramento dello stesso, inevitabile una mancanza d’attenzione, sommata alla noia vera e propria verso le ultime tracce mentre un fortissimo senso di presa per il culo, comincia a farsi strada... eppure... ci tocca spiegarci meglio: Premesso questo è comunque innegabile e forse inevitabile che i nostri, nella “formuletta” che ripetono, sempre uguale dall’iniz...

Pineda

C’era grande attesa per l’uscita di questo primo lavoro, targato Pineda, attesa mista a curiosità, inutile negarlo, principalmente per “il batterista”... Moltheni che ritorna a battere sulle pelli (Nel 1986 infatti, assieme all'amico Andrea Medori aveva fondato appunto in veste di batterista gli "Hamilton", che poi diverranno "Hameldome", gruppo rock con venature punk con repertorio in lingua inglese)... e le dichiarazioni da lui rilasciate, relative alla scena indie italiana, che avevano fatto molto discutere. Senza ricamarci troppo su, parliamo di questo album, perchè in primis è un ottimo album, rigorosamente di soli suoni, in cui i nostri aggiornano per così dire, un sound tipicamente anni 70, in piena era progressive quindi, Emerson, Lake e Palmer, i Soft Machine, tanto per fare qualche nome, colorando il tutto con trame psichedeliche mai invasive, senza tralasciare ovviamente le sonorità attuali, con i primi Tortoise come gruppo di riferimento... ma sono...

Manetti!

New wawe, post rock, indie, noise, colonne sonore di ipotetici film e su tutto un citazionismo pop che parte addirittura dai titoli delle stesse canzoni, per esplicitarsi nelle soluzioni musicali adottate, per i Manetti!, giunti allo loro seconda prova discografica, con questo album, che porta il loro stesso nome, pubblicato da Sangue Disken. Anche se nel primo, sempre omonimo, i nostri suonavano senza basso e non cantavano... quindi a ben donde possiamo parlare quasi di un esordio in piena regola... rimangono i titoli dei nuovi brani, vera cifra stilistica del gruppo che come nel primo album richiamano "altro"... il citazionismo pop per l'appunto. Qui al basso, “ospite speciale”, troviamo niente meno che Enrico Molteni e scusate se è poco...  la line up del gruppo è composta da Andrea Maglia, chitarra e voce, Simon Pietro Scaccabarozzi alla chitarra e Claudio Palo alla batteria. Tanti i riferimenti e le citazioni dicevamo, per un album che si pone, secondo le intenz...