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Nostalgia istantanea - Dargen D'amico

Un flusso di coscienza e incoscienza che procedono di pari passo, 40 minuti per due brani... nella sua sfrontata e irriverente "genialità" Dargen D'amico sfida l'ascoltatore letteralmente a perdersi con lui, il risultato conferma in toto il talento del nostro e il suo stile, ma è evidente come si tratti di una provocazione o meglio di una operazione programmatica che spinge quasi all'adorazione o al ripudio più totale dell'opera in se... tutt'al più per l'evidente sfida/scontro di fondo. Se il nostro oltre che delle parole si fosse occupato anche dell'aspetto musicale il risultato sarebbe stato raggiunto forse a pieno, ma a nostro avviso non bastano le parole, sincere quanto vogliamo e ricche di significato ad aprire nuove strade o a incantare l'ascoltatore di turno, fan o meno. Quasi un dissing con se stesso insomma o meglio una sfida con se stesso e... con l'ascoltatore... dove l'intenzione travalica l'intento e non appo...

Come il suono dei passi sulla neve - Zibba e Almalibre

Come il suono dei passi sulla neve, mai titolo potrebbe essere più azzeccato per descrivere queste atmosfere, questi toni sommessi e sommersi in orpelli strumentali che aggiungono bellezza, in parole incisive e taglienti che sono disarmanti per la loro poesia. Senza far rumore insomma o quasi, in un mondo dove tutti urlano, Zibba e compagni procedono con classe e stile che è educazione alla buona musica, alla bellezza di suoni, arrangiamenti, alla potenza e valenza delle parole e della voce, penetrante e profonda. Un album che avvolge lentamente, che metaforicamente, come una carezza si trasforma via via in un abbraccio sempre più caloroso, ricco di sfumature, che si diradano ascolto dopo ascolto, sia dal punto di vista musicale che lessicale. Tanti gli ospiti prestigiosi, da Roy Paci a Eugenio Finardi a sublimare nient'altro che "la bellezza", ci ripetiamo... ma se il titolo esplicita a meraviglia il mood dell'album, non ci sono anche in questo caso parole m...

Il Dittatore di Larry Charles

La barba, feticcio come per Chaplin i baffi di Hitler, la gag che più classica non si può dello scambio di persona, per una critica al sogno americano a tutto tondo (dallo star system alla politica) volgare, scorretta, iper realista che fanno de Il Dittatore un film imperdibile, benchè la trama risulti scontata e il girato assomigli più a un videoclip, ma anche questa è critica a un sistema, quello americano, "dove i sogni sono veri e anche le paure", attaccato con ferocia e sarcasmo nelle sue fondamenta, dove si ride e tanto e non potrebbe essere altrimenti, ma si riflette parimenti.  Un'opera deliziosa nella sua scurrilità che mostra la grande intelligenza degli autori, che confezionano un affresco ficcante e incisivo, sagace, che in estrema sintesi gioca coi luoghi comuni, con gli stilemi consolidati, che siano narrativi o filmici per rivitalizzarli e farli confluire amabilmente in tutto altro, senza mai perdere di vista il ritmo e la tensione, nonostante l'...

Rebetiko Gymnastas di Vinicio Capossela

La declinazione del verbo Rebetiko del nostro Capossela porta con se tutta la malinconia, nostalgia, tristezza, insita nel ricordo per un luogo, un cuore, un letto o addirittura un destino, perso per strada... volente o nolente, guardandosi indietro in un immaginario viaggio a ritroso, "perchè semplice è l'amore e le semplici cose se le divora il tempo". Un album venato dunque di sapori, di sospiri, di sensazioni agro dolci che non può non affascinare l'ascoltatore che devo solo entrare in sintonia con la materia, sicuramente ostica proposta, per aver accesso a un mondo "senza tempo" incantato. Il Rebetiko greco alla fin fine richiama il tango popolare argentino o ancor meglio il fado portoghese e ha un incedere sensuale e incalzante nel quale perdersi è d'obbligo, a maggior ragione se è il nostro a cimentarsi con tale passione e trasporto. Non ci soffermeremo come di consueto sulle singoli canzoni, perchè di un album di standard e vecchie/nu...

Hanno ucciso l'uomo ragno vent'anni dopo: riflessioni a margine

Non abbiamo parlato qualche mese fa dell'operazione lanciata da rockit, ovvero artisti indie coi Cani in prima fila a tributare un omaggio francamente non sempre all'altezza salvo qualche episodio a Max Pezzali, ma due parole, visto che comunque si tratta di una vera e propria uscita discografica le spendiamo per questa "celebrazione" di Hanno ucciso l'uomo ragno vent'anni dopo.  Prima che qualcuno ce lo rammenti, lo sappiamo benissimo che non abbiamo neanche accennato alle celebrazioni dei decennali dei vari Baustelle, Perturbazione... e non parleremo neanche dei quindici dei Virginiana Miller a dirla tutta... per altro più affini sicuramente ai nostri gusti...  perchè la verità è che queste operazioni non ci piacciono, anzi le troviamo addirittura pretenziose, anche se come amanti della musica degli artisti citati non ci lamentiamo di certo e rispettiamo chiunque senta il bisogno di... fatto salvo questo presupposto e ritornando agli 883 è lampante ch...

L'amore ai tempi del default - La linea di Greta

Per chi è cresciuto musicalmente negli anni novanta questo album, il secondo dei nostri, è una manna, punto e basta.  Ma sarebbe di certo riduttivo e banalizzante, perchè La linea di Greta dopo un buon esordio qualche anno fa, rilascia ora dieci canzoni che parlano a tutti, non solo agli orfani di quei suoni, con uno stile si preciso ma altamente variegato e assolutamente affascinante. Un lavoro poetico nel suo insieme, con una forte matrice citazionista e pop nel suo rivelarsi sociale, di stretta attualità  per quanto riguarda i testi e una sensazione di calore in primis per le dinamiche musicali, un sound avvolgente e compatto che rilascia emozioni, tra gli arrangiamenti sempre ben calibrati con le chitarre elettriche a catalizzare l'ascolto. Che altro aggiungere se non di consigliarvelo vivamente? http://soundcloud.com/giorgiana/sets/lamore-ai-tempi-del-default/   "Viaggio al termine della notte (bianca)": "... e che Celine mi perdoni", atmos...

Le vostre speranze non saranno deluse - Masoko

Con un cuore funky misto ai sapori degli anni ‘70, con le prime pulsioni dance e un gusto pop d’annata, tornano i Masoko con un terzo album sicuramente più maturo come vuole la norma non scritta ma non per questo meno giocoso e piacevole nell’ascolto, che mantiene una certa omogeneità di fondo a rapida presa, ma che ha bisogno di più ascolti in molti dei brani che hanno tinte più eterogenee, questo è sicuramente un bene, piacciono le costruzioni non banali di certi ritornelli, le melodie ricercate, che denotano la voglia di un salto qualitativo, così anche nei testi, si avverte il lavoro di scrittura, con uno sguardo sul sociale che appare oggi più che mai quanto meno doveroso. I nostri non raggiungono in pieno il loro scopo, alcuni brani restano nell’easy listening o non convincono del tutto, nonostante gli sforzi compiuti, ma c’è da dire che il tentativo nella sua artisticità è comunque riuscito e le potenzialità del gruppo sono messe maggiormente a fuoco con questo lavoro e ...