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Blank Times di Fausto Rossi

Sogni e ancora sogni o dreams che dir si voglia... "che siano sintomi e segni" (come cantavano i Csi nel loro capolavoro Linea Gotica),di questi tempi vuoti, assenti... Fausto Rossi, torna e con immenso piacere a regalare dieci perle di oscura bellezza, assolutamente ammalianti, quasi diviso in Lato A (dove a prevalere sono le chitarre disturbanti e dissonanti) e Lato B (dove le atmosfere e i tempi si dilatano, lirici ed evocativi) come ai bei tempi del vinile, quasi in equilibrio sulla sua di linea gotica. Il risultato è un viaggio affascinante e rigorosamente oscuro, tra visioni lucide nella notte e improvvise schiarite che nascondono altro, "il sole nasce, il sole muore"... è uno sguardo "decadente e poetico" che il nostro esprime poggiando il suo discorso sui sogni appunto in un mood magico da dormiveglia, per entrare nelle viscere dei pensieri quando il pensiero dominante è debole... troppo difficile? Complicato da capire? Ascoltate l'album e...

La sedia di Adriano Modica

“La sedia” è il capitolo conclusivo de La Trilogia dei Materiali, è stato registrato in analogico tra il 2010  e il 2012 nell'Ambulatorio Polifunzionale Mobile, studio di registrazione mobile di Modica,  presso le città di Reggio Calabria, Bologna, Pachino, Modica, Apricale, Brindisi, Lodi, Roma, Marsala e Londra. “La sedia” è l'album del riavvicinamento all'essere umano, a se stessi, da qui la scelta di registrare a 432 Hz, vedi Scala Aurea." Dalle note stampe giusto per darvi le coordinate, ma adesso parliamo noi... perchè se l'idea di viaggio è insita nelle registrazioni, siamo di fronte a un vero e proprio viaggio, immaginifico e metaforico, visionario e poetico, stra maledettamente "iper" reale "fra foto di noi che ridiamo e che mancano, stelle e mollette, scale per un cielo sempre uguale e meno male, divani, alieni... come a dire "Io è un altro"... Adriano Modica si riavvicina si all'essere umano, ma lo filtra accuratamen...

L'Ultima Thule di Francesco Guccini

Sempre uguale a se stesso Francesco Guccini (quasi come a volevasi dimostrare "abito sempre qui da me in questa stessa strada che non sai mai che c'è")che ha "ancora la forza" è evidente ma non poteva cambiare ovviamente di certo per quello che oggi è e sarà il suo ultimo album. E' quasi con tristezza infatti che si ascoltano queste tracce, ma come dice lui stesso:"se ci ho messo otto anni a fare un altro album"... tocca rassegnarsi. Sarà "L'ultima volta" non ci sono dubbi insomma che si potrà godere dell'artigiano Guccini... "Io non artista solo piccolo baccelliere" diceva anni fa in "Addio", lo ripete oggi... appunto in "Artisti":"Io semplice essere umano sono solo un umile artigiano"... ma a fabbricare "sedie e canzoni" di tale fattura sono davvero in pochissimi, "Caro il mio Francesco", come direbbe Ligabue... a ribadire che in queste "otto tracce" come...

Le Belle Cose - Sikitikis

Tornano i Sikitikis con 10 brani (più uno) che sono potenzialmente tutti singoli, che divertono in primis, che ammiccano il giusto, in uno strano mix di vecchio e nuovo, una rielaborazione che piace, con testi mai banali e spesso ficcanti, un tono naif e vintage che non può che risultare confidenziale e rassicurante nel suo far scoccare sinapsi ardite. I nostri dalle note stampa ad esempio segnalano strani incroci tra Bennato e Beck, Celentano e i Gorillaz... noi abbiamo fatto "un pò di confusione creativa" evidentemente, se nella rassegna consueta brano per brano ci troviamo anche i Ricchi e Poveri o Alberto Camerini ma persino i Radiohead"...  per sostanzialmente, evitando "generalizzazioni di massa" un lavoro "che lavora" di sottrazione, nel senso che il tutto mira a una forma scevra di orpelli come abitudine consueta del gruppo del resto, che arriva sempre al nocciolo, sia compositivo che testuale senza ricamarci troppo... senza sovrastruttur...

Intervista con Edoardo De Angelis

I brividi con “La casa di Hilde”, l'emozione de “Il coraggio delle parole” e poi ancora con “Sulla rotta di Cristoforo Colombo”, “Waterloo” e con la storica “Lella”, il cantautore romano Edoardo De Angelis, non si è risparmiato in musica e parole davanti al pubblico del Baluardo Velasco di Marsala.  Per ben due serate intense scandite dalla voce profonda di uno che di storie da raccontare ne ha parecchie. De Angelis non si è neanche risparmiato nel deliziare la platea con aneddoti anche divertenti sulla nascita delle canzoni, da ottimo intrattenitore.  La cura delle parole che usa, sono li a trasudare amore per un mestiere che lo vede sulla strada (parafrasando l'ultimo De Gregori)da 40 anni: "Uno dei padri della canzone italiana" e fino a quando mi presentano così dice... il fatto che a momenti potrei essere il nonno". Dalla gavetta al Folkstudio alle tante collaborazioni, De Angelis ha sfornato ben 18 dischi, l'ultimo dei quali “Sale d...

Intervista con Francesco Baccini

Francesco, qualche anno fa, dopo la partecipazione ad un noto reality, la tv, i mass media, i critici musicali ti snobbavano per così dire, San Remo non ti dava spazio, nonostante continuassi a scrivere brani di ottima qualità. Poi pian piano hai avuto una sorta di rinascita, una seconda vita artistica, iniziata con alcune collaborazioni e con la menzione speciale al premio Lunezia 2007. Cosa è accaduto in questi anni? Sicuramente non avrei dovuto partecipare a music farm... ma sono un istintivo, penso all'americana cioe' se uno ha talento,ha talento anche se suona ad un compleanno... l'Italia e' il paese dell'immagine, e del bon ton..... del fare i fighi, e tirarsela... e spesso si giudica in base alle scelte d'immagine piuttosto che ai contenuti... Per anni ho fatto album a mio avviso sempre di una certa qualita' ma son stati praticamente snobbati... poi c'e' stata una parentesi cinematografica "Zoe" e "Nerofuori...

Il peggior Natale della mia vita di Alessandro Genovesi

Rispetto al primo capitolo, questo secondo parto non risente dell'effetto televisivo e della riduzione a sketch scanditi "dai giorni della settimana" a dare una coesione sottilissima, che erano il difetto originario, ovvero quello di non aver saputo superare la provenienza del format. Qui invece si riesce nell'intento allungando i tempi delle gag e inserendole in un contesto più filmico, grazie a una sceneggiatura più costruita (scritta dallo stesso regista e De Luigi) che riesce a essere unitaria grazie all'impianto chiuso dato dal castello di Abatantuono meno dispersiva del precedente che contava anche l'ufficio di De Luigi e Siani e la presenza di Chiara Francini a portare scompiglio. C'è dunque più coesione e le gag sono anche migliori e più divertenti, grazie appunto ai tempi comici dilatati, quella di Abatantuono "morto" è la più riuscita, che risalta ancora di più in quanto fa si che il film parti letteralmente dopo un inizio a dire i...