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Carpacho - La futura classe dirigente

Un album pop, “come dovrebbe essere”... “La futura classe dirigente” dei romani Carpacho, per Pippola Music, un album che si mostra intelligente, attuale, curato, efficace, emozionale e perchè no, anche un pò snob... per quanto concerne “la terminologia (inadeguata per i tempi che corrono) indie”...  Ritrovare “i nostri tempi” quelli interiori, di certo più consoni di questi, “falsamente moderni”, precari... non ricchi di nuove opportunità flessibili, come millantano... no, ormai non millantano neanche più... e allora vista la situazione, i nostri non vogliono necessariamente andarsene via dall’Italia, come affermato da Bianconi dei Baustelle qualche tempo fa... i Carpacho vogliono riappropriarsi “dei tempi interiori” confacenti ad ognuno, ricostruire un mondo “a misura d’anima d’uomo”... questo si cela tra le liriche ma anche fra le musiche del gruppo... colorate di una elettronica minimal, di cori e controcanti quanto mai azzeccati, di arrangiamenti mai sopra le righe ma sempre m...

Caparezza - Il sogno eretico

Un frullatore, che mischia alto e basso, assoluto e quotidiano, cronaca e storia... con una nonchalance senza freni, da dove fuori esce ogni qual volta, una combinazione vincente... inesorabilmente... un patchwork irresistibile di riferimenti musicali sovraccarico di un’attualità “storica”, un “crossover” di una verità feroce che si compie come un rito dinanzi ai nostri occhi, alle nostre orecchie... una sorta di concept come suo solito, una sorta, perchè non è un disco tematico come i recenti album precedenti... ma è un disco fottutamente attuale... che fra metafore ardite, giochi di parole all’apparenza scanzonati, parla della nostra “Italietta” come si fa con sagace ironia, con una bella donna che ci ha respinto, come un innamorato deluso... che assembla malinconia, amarezza e nostalgia canaglia, dei bei tempi “creduti”, con tutte le contraddizioni sviscerate al midollo, che vengono a galla... “come stronzi”... del resto “da qua se ne vanno tutti”... Berlusconi, la politica in gener...

Verdena “WOW” – Il Pianoforte Rock

A tre mesi dall’uscita di WOW e dopo aver ottenuto un egregio riscontro da parte di pubblico e critica; nel bailamme generale di opinioni entusiastiche, confuse, pessimistiche, negative, stravolte, una cosa è certa: apprezzabili o meno, i Verdena ci hanno stupito anche questa volta. Come hanno fatto? Semplice (si fa per dire), inventandosi il pianoforte in chiave rock. E sebbene possa sembrare un’affermazione tanto banale quanto ovvia e scontata, ci sembra giusto chiarire la faccenda e approfondire la questione. Già, perché è proprio questo il nodo cruciale della faccenda. Lo stesso che ha commosso i fans e fatto storcere il naso ai detrattori.  Ponendo il pianoforte elettrico al centro dell’attività compositiva, in dosi massicce, al fine di ricercare una nuova musica, alternativa e psichedelica, i Verdena hanno compiuto un’operazione tanto facile quanto impensata “ togli la chitarra e metti il pianoforte” e il gioco è fatto.  Poi bisogna sviluppare ber bene l’idea di bas...

Mariposa - Semmai Semiplay

Tornano gli instancabili, poliedrici, geniali, “vecchi (visto il numero degli album all’attivo) e infinitamente nuovi” Mariposa, dopo l’esordio solista di Alessandro Fiori dello scorso anno e a soli due anni dall’ultimo album omonimo... tornano con un album giocoso, ricco di stili e influenze com’è del resto da sempre nel loro stile, appunto, rimescolando il tutto con grande maestria, con Enrico Gabrielli a farla da padrone, a braccetto ovviamente coi testi “di grande poesia piccola” di Fiori. Un lavoro che non ha punti deboli, ma che può annoverare diversi picchi, dall’appeal radiofonico di Pterodattili e Tre mosse, alla trilogia sperimentale Passaggio Indoor, So You Can Live With Song che culmina in quella Black Baby Hallucination, apice dell’album... alla poesia tipica “alla Fiori” di Eccetera Eccetera, Come un cane, Ma solo un lago. L’ennesima conferma dunque, per un gruppo che non ha avuto negli anni sicuramente il giusto riconoscimento da parte del pubblico... perchè come la si...

Waines - Sto

…e tre! E’ uscito da poco il terzo lavoro discografico dei  Waines  intitolato per l’appunto  STO , preceduto da  STU (2009) e dall’EP  A Controversial Earl Playng  (2007) Precisiamo subito, se qualcuno se lo stesse ancora chiedendo, che sia il nome della band sia i nomi degli album sono presi a prestito dallo slang siculo/anglo/americano dei sobborghi di una Palermo più che mai effervescente quando si tratta appunto di dar vita a storpiature e nomignoli divertenti. Effervescente infondo come la scena musicale alternativa che ad oggi si attesta tra le più floride del panorama musicale italiano. E i Waines, attivi dal 2005, hanno fatto da apripista a questo movimento che annovera tra le band più affermate  Il Pan del Diavolo , i  Dimartino  e gli  Hank . L’uscita di “STO” insomma ci conferma che le cose procedono per il verso giusto, che qualcosa si muove. Qualcosa di fresco e divertente, sanguigno e concreto, ispirato e fuori dagli sch...

Limitless di Neil Burger

Girato da Neil Burger come un lungo videoclip post moderno, alternando flashback, zoom e primi piani, arricchito da una fotografia quasi cyber punk, Limitless risulta un film avvincente, credibile nel gioco di immedesimazione del rapporto film/spettatore e nello scioglimento della matassa finale. Il film aderisce a più generi, confluendo felicemente in quella che potremmo definire “fantascienza intellettuale”… del resto “Non siamo a Matrix” ammette candidamente l’io narrante Eddie Morra (Bradley Cooper),  come a voler sottolineare che qui di irreale alla fine c’è ben poco… infatti come accennato prima, se lo spettatore riesce ad abboccare all’amo lanciato dalle premesse del film, “una nuova droga capace di ampliare al massimo le potenzialità del cervello umano”, l’impianto narrativo, ricco, forse troppo e qua e la una maggiore scrematura in fase di montaggio, avrebbe forse reso il tutto più fluido, regge tuttavia e viene fuori alla distanza, perchè come il protagonista, anche la...

Habemus Nanni

Habemus Nanni, non c’è che dire, a suoi massimi livelli, se non di più… uno stato di grazie che “l’autore”, mai come in questo caso, mantiene per tutto il film, leggero e armonioso come se fosse un balletto classico, come nelle partite di pallavolo in contemporanea, delicato e divertente, con un’ironia sagace e intelligente che abbraccia un pò tutta la storia, caldo e ricco di tensioni emotive, poetico in certi passaggi, nel peregrinare del Papa in fuga, un grandissimo Michel Piccoli che si ritrova a parlare da solo in autobus o nel montaggio alternato della canzone di Mercedez Sosa  che ascolta il finto Papa nello stereo e tutti i Cardinali al piano di sotto e lui, il Papa vero, cantata da una ragazza in strada o nell’apice lirico durante gli applausi liberatori a teatro… tralasciando naturalmente la scena finale. Un re insomma finalmente nudo, anche se sarebbe meglio dire, “l’uomo” nudo, divenuto re… non se la sente, o meglio ancora si sente inadeguato, anche se è Dio che ha...