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Se sei così ti dico si di Eugenio Cappuccio

Dopo “Volevo solo dormirle addosso” e “Uno su due” torna Eugenio Cappuccio con “Se sei così, ti dico si”... con un’ottima prova di Emilio Solfrizzi e una più che dignitosa Belen Rodriguez, in una parte che le sta come si suol dire a pennello... un film che avrebbe dovuto far fare al suo autore il definitivo salto di qualità e invece purtroppo, rispetto alla sua cinematografia, si rivela un passo indietro, non fragoroso intendiamoci, il film si lascia guardare, non annoia e ha diversi spunti interessanti... non adeguatamente sviluppati però... già perchè i buchi e gli snodi narrativi che vengono meno nei momenti cruciali, la trama non propriamente originale,  rendono questa pellicola di certo gradevole, ma niente di più... se la regia e la fotografia fanno la loro parte infatti, acuendo il disagio del protagonista, interpretato da Solfrizzi, questo non si può dire della sceneggiatura, che viene a mancare proprio quando dovrebbero esserci le cosiddette scene cult (a meno che non s...

Paolo Benvegnù-Hermann

In un’intervista rilasciata poco tempo fa, Paolo Benvegnù, rimarcava il fatto che lui non ce la facesse proprio a cantare il “quotidiano”, “di problemi di tutti i giorni per così dire” o ancora di “osservare la realtà”...  e pur rimarcando i meriti dei colleghi... che per così dire si addentravano nei bassifondi... io aspiro al meglio, all’assoluto... io canto di cose alte...  ebbe a dire.... e come dargli torto... da aggiungere....  Herman, suo terzo lavoro solista, è un disco complesso, che ha bisogno di ascolti vari e ripetuti, per afferrarne il senso o quanto meno percepirne l’essenza... un disco spigoloso, difficile, quanto meno per quanto riguarda i testi, tanto è  strabordante di riferimenti letterari.  Leggenda vuole che “Hermann” sarebbe  ispirato ad un omonimo manoscritto, ad opera di tal Fulgenzio Innocenzi, ingegnere meccanico di Lucignano (Siena), noto per i suoi studi sulla scrittura ottica e sulla meccanica di precisione, che scrisse il suo u...

Carpacho - La futura classe dirigente

Un album pop, “come dovrebbe essere”... “La futura classe dirigente” dei romani Carpacho, per Pippola Music, un album che si mostra intelligente, attuale, curato, efficace, emozionale e perchè no, anche un pò snob... per quanto concerne “la terminologia (inadeguata per i tempi che corrono) indie”...  Ritrovare “i nostri tempi” quelli interiori, di certo più consoni di questi, “falsamente moderni”, precari... non ricchi di nuove opportunità flessibili, come millantano... no, ormai non millantano neanche più... e allora vista la situazione, i nostri non vogliono necessariamente andarsene via dall’Italia, come affermato da Bianconi dei Baustelle qualche tempo fa... i Carpacho vogliono riappropriarsi “dei tempi interiori” confacenti ad ognuno, ricostruire un mondo “a misura d’anima d’uomo”... questo si cela tra le liriche ma anche fra le musiche del gruppo... colorate di una elettronica minimal, di cori e controcanti quanto mai azzeccati, di arrangiamenti mai sopra le righe ma sempre m...

Caparezza - Il sogno eretico

Un frullatore, che mischia alto e basso, assoluto e quotidiano, cronaca e storia... con una nonchalance senza freni, da dove fuori esce ogni qual volta, una combinazione vincente... inesorabilmente... un patchwork irresistibile di riferimenti musicali sovraccarico di un’attualità “storica”, un “crossover” di una verità feroce che si compie come un rito dinanzi ai nostri occhi, alle nostre orecchie... una sorta di concept come suo solito, una sorta, perchè non è un disco tematico come i recenti album precedenti... ma è un disco fottutamente attuale... che fra metafore ardite, giochi di parole all’apparenza scanzonati, parla della nostra “Italietta” come si fa con sagace ironia, con una bella donna che ci ha respinto, come un innamorato deluso... che assembla malinconia, amarezza e nostalgia canaglia, dei bei tempi “creduti”, con tutte le contraddizioni sviscerate al midollo, che vengono a galla... “come stronzi”... del resto “da qua se ne vanno tutti”... Berlusconi, la politica in gener...

Verdena “WOW” – Il Pianoforte Rock

A tre mesi dall’uscita di WOW e dopo aver ottenuto un egregio riscontro da parte di pubblico e critica; nel bailamme generale di opinioni entusiastiche, confuse, pessimistiche, negative, stravolte, una cosa è certa: apprezzabili o meno, i Verdena ci hanno stupito anche questa volta. Come hanno fatto? Semplice (si fa per dire), inventandosi il pianoforte in chiave rock. E sebbene possa sembrare un’affermazione tanto banale quanto ovvia e scontata, ci sembra giusto chiarire la faccenda e approfondire la questione. Già, perché è proprio questo il nodo cruciale della faccenda. Lo stesso che ha commosso i fans e fatto storcere il naso ai detrattori.  Ponendo il pianoforte elettrico al centro dell’attività compositiva, in dosi massicce, al fine di ricercare una nuova musica, alternativa e psichedelica, i Verdena hanno compiuto un’operazione tanto facile quanto impensata “ togli la chitarra e metti il pianoforte” e il gioco è fatto.  Poi bisogna sviluppare ber bene l’idea di bas...

Mariposa - Semmai Semiplay

Tornano gli instancabili, poliedrici, geniali, “vecchi (visto il numero degli album all’attivo) e infinitamente nuovi” Mariposa, dopo l’esordio solista di Alessandro Fiori dello scorso anno e a soli due anni dall’ultimo album omonimo... tornano con un album giocoso, ricco di stili e influenze com’è del resto da sempre nel loro stile, appunto, rimescolando il tutto con grande maestria, con Enrico Gabrielli a farla da padrone, a braccetto ovviamente coi testi “di grande poesia piccola” di Fiori. Un lavoro che non ha punti deboli, ma che può annoverare diversi picchi, dall’appeal radiofonico di Pterodattili e Tre mosse, alla trilogia sperimentale Passaggio Indoor, So You Can Live With Song che culmina in quella Black Baby Hallucination, apice dell’album... alla poesia tipica “alla Fiori” di Eccetera Eccetera, Come un cane, Ma solo un lago. L’ennesima conferma dunque, per un gruppo che non ha avuto negli anni sicuramente il giusto riconoscimento da parte del pubblico... perchè come la si...

Waines - Sto

…e tre! E’ uscito da poco il terzo lavoro discografico dei  Waines  intitolato per l’appunto  STO , preceduto da  STU (2009) e dall’EP  A Controversial Earl Playng  (2007) Precisiamo subito, se qualcuno se lo stesse ancora chiedendo, che sia il nome della band sia i nomi degli album sono presi a prestito dallo slang siculo/anglo/americano dei sobborghi di una Palermo più che mai effervescente quando si tratta appunto di dar vita a storpiature e nomignoli divertenti. Effervescente infondo come la scena musicale alternativa che ad oggi si attesta tra le più floride del panorama musicale italiano. E i Waines, attivi dal 2005, hanno fatto da apripista a questo movimento che annovera tra le band più affermate  Il Pan del Diavolo , i  Dimartino  e gli  Hank . L’uscita di “STO” insomma ci conferma che le cose procedono per il verso giusto, che qualcosa si muove. Qualcosa di fresco e divertente, sanguigno e concreto, ispirato e fuori dagli sch...