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L'arrivo di Wang dei Manetti bros

Una buona idea iniziale, ma troppo poco alla fine per un film vero e proprio (quanto meno per la durata), che inevitabilmente man mano si perde, tra traduzioni e flashback.  I Manetti bros (Antonio e Marco) con pochissimi soldi (duecento mila euro, prodotti da Iris), riescono però a mantenere viva la tensione narrativa svariando fra i generi, dal thriller all’action, tenendo fermo come punto la fantascienza, che si fa psicologica e sociale per lunghi tratti, tutto ovviamente filmato con il loro consueto occhio grottesco che fa si che il film risulti comunque godibile, pur con tutti i suoi difetti messi in bella vista, del resto tipici dei b-movie tanto amati dai nostri. Lo stampo semi televisivo dell’opera non inficia più di tanto su la resa fotografica, quello che manca sono le evidenti pecche della sceneggiatura, specie in termini di ritmo e motore filmico, “Una pura formalità” o “ Liar” per citare due film girati in un stanza e che hanno come loro svolgimento un interrogatorio...

La giostra - Il disordine delle cose

In quella immaginaria terra di mezzo, (Islanda a parte, dove sono avvenute le registrazioni) dove i Non voglio che Clara (meno enfatici per così dire) incontrano i Perturbazione (specie quelli degli esordi), e senza voler tirare in ballo altri nomi, meno noti... si collocano Il disordine delle cose, che ritornano con La giostra, confermando in toto le loro qualità. Un lavoro denso di suoni e parole, di atmosfere solenni e minimal allo stesso tempo, ricco di passione e grondante di sentimento, inteso in senso lato e ampio del termine. Canzoni sentite ed emozionali insomma, che puntano al profondo dell'ascoltatore, che hanno il loro punto di forza negli arrangiamenti, davvero di gran classe e che si muovono sempre leggiadre pur essendo cariche di significato e suoni...  Ci auguriamo che Il disordine delle cose, prosegua nella strada intrapresa a livello sonoro soprattutto ed accentui magari quella componente psichedelica che abbiamo riscontrato appena accennata qua e la tra i bran...

L'amore è femmina - Nina Zilli

Vedere quanta strada ha fatto Maria Chiara Fraschetta, ovvero Nina Zilli dal 2009 ad oggi, ci fa solo piacere, visto che l’abbiamo seguita sin dagli esordi con il brano “50 mila” interpretato con Giuliano Palma. Ed infatti, questa ragazza piacentina, vissuta tra l’Irlanda e l’America, tra la musica classica e la black, figlia della cultura reggae e ska made in Torino, è riuscita a confermarsi come la vera promessa della musica italiana. E guardandola nell’appena trascorso Festival di Sanremo, ci accorgiamo che Nina piace, sia ai giovani che alle famiglie, sia perché le sonorità retrò vanno di moda, sia perché l’analogia con Mina è chiara e forte. Certo, questo disco, rispetto al passato, è molto variegato, forse troppo, ma è un prezzo che Nina Zilli deve pagare se vuole mostrare quanto vale. Dagli anni ’50, ai ’60, agli ’80… tante epoche che influenzano il disco, talvolta nel bene e talvolta nel male. Ma quando fa bene, i brani sono i migliori mai scritti finora. “Per le strade”:...

Posti in piedi in Paradiso di Carlo Verdone

Asciutto, misurato, ben strutturato, sociale, attuale... Verdone sforna uno dei suoi migliori lavori, specie se confrontato alle sue uscite più recenti, grazie in primis alla credibilità che avvolge la storia, quella che mancava in Io loro e Lara per esempio... tracciando un ritratto amaro della situazione italia, con la i rigorosamente miniscula, non nascondendosi nella macchietta o nella risata facile... anzi a dirla tutta non si ride quasi per niente... ma non è un demerito, anzi, sempre di una commedia stiamo parlando, ma stavolta colpisce davvero nel segno, solo che non sono le situazioni comiche che tuttavia ci sono, ad ergersi protagoniste. E’ piuttosto una velata malinconia a prendersi la scena, una sensazione quasi di rimpianto, di occasioni sprecate, di voler riavvolgere il tempo... “tu sei il classico tipo che... le cose belle son successe solo ai tempi tuoi, invece le cose belle succedono anche adesso” e nonostante qualche situazione finale nel dipanarsi delle tre storie...

Fuori i secondi - Cisco

Un album solidissimo, senza sbavature e da qualunque punto di vista lo si guardi... Grande ritorno per Cisco, con un lavoro di puro e raro artigianato di classe... popolare, in quanto vicino alla gente per le cose che canta, con quello spirito naif, genuino, che gli vuoi istintivamente bene, per quanto sprigiona sincerità ad ogni nota e parola, che la riconosci subito l’amarezza sentita, vera... l’analisi disincantata che non trascende, che non eccede nei toni... come dovrebbe fare un cantore dei nostri giorni, di primo ordine come il nostro... Così le metafore che imbastisce non cercano rifugio in voli pindarici ma paradossalmente dicono le cose pane al pane e vino al vino, con una semplicità che non si può che ammirare, in un impianto folk di base ovviamente, ma ricco di suggestioni... che non mancherà di suscitare vivo interesse da parte dell’ascoltatore più attento anche da questo versante... per il resto, la voce calda e precisa del nostro rimane un valore aggiunto, un marchio ...

Millimetro - Celeste Gaia

Qui lo diciamo e non lo negheremo in ogni caso... Celeste Gaia peraltro giovanissima, ha un futuro luminoso che la attende... chiariamoci subito, parliamo in termini qualitativi e non di successo o “altre amenità necessarie”... questa ragazza ha talento “vero” e se resterà coerente con se stessa non potrà far altro che... non ci sono dubbi ascoltando questo esordio, davvero convincente... se si pensa che viene da sanremo poi... Altra puntualizzazione, per noi, doveva vincere lei la categoria giovinastri, ma questo è un altro discorso visto il livello dei partecipanti...  La freschezza in primis della voce, la vivacità e intelligenza dei testi e l’ottima produzione di Roberto Vernetti, la portano decisamente al di la del mero discorso festival... pur muovendosi in territori musicali ampiamente solcati... un folk/pop di base con melodie easy listening, rigorosamente killer, che però sviluppa sempre con maestria e sprigiona grazie ai svariati inserti di matrice beat, una sensazione...

Nanì e altri racconti - Pierdavide Carone

Partiamo da un dato di fatto, Pierdavide Carone scrive canzoni, è l’unico autore a memoria venuto fuori da un talent,  è, visti i risultati dei suoi vecchi lavori, un vero e proprio abc, un bignami insomma assolutamente di talento ma anche perfettamente integrato in certi stilemi, è il Grignani dei giorni nostri a dirla tutta, con meno follia e più mestiere, che si dibatte, finendo per restare nel limbo “tra la mia storia tra le dita e la fabbrica di plastica”... ma la questione non è così semplice... il nostro infatti, venendo per giunta da un talent è meno genuino e più avvezzo a ciò che piace al pubblico, ha per così dire trovato la ricetta magica e non ha alcuna intenzione di perderla... il paragone con Grignani finisce qui per forza di cose, altri tempi, altre storie... Carone però è di certo più incisivo nella scrittura, raramente si perde in banalità o aria fritta ed è anche più vario musicalmente... non aderisce per così dire al sistema pop/rock di maniera  che Grign...