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Vostok - Lo spazio dell'attesa

Una sensazione di intimità, di piacevolezza, che pervade sin dalle prime note di chitarra di Giuseppe Argentiero che si destreggiano amabilmente con la voce di Mina Carlucci in un crescendo di beltà e armonia. I Vostok, è il caso di dirlo, riempiono di suggestioni "Lo spazio dell'attesa" con maestria e classe, dalla rarefatta e intensa "Me terah || intro" : "Ora sei un cuore sterile... e di puro, ormai Ci sono solo gli occhi di un bambino Che osserva i nostri capelli Così lunghi. Così tristi" alla delicata e intima "Lontano dalla luce": dal mood jazzy con una grande prova vocale col flauto traverso di Maurizio Lorusso:"Lo so che potrei farmi male, lo so che non dovrei desiderare Di te, con te... Sei la parte migliore di me, di me... Vorrei tenerti per sempre qui, lontano dalla luce e dagli angeli". Si prosegue con "I tuoi occhi" grande arrangiamento col sax in evidenza, tra parti alternate ottimo l'inserimento della...

Simone Piva & I Viola Velluto - Polaroid... di una vecchia modernità

Appena 4 brani, 4 fotografie, nitide, chiare e soprattutto decise e dirette, i nostri non fan rivoluzioni anche se ne parlano spesso nei testi, il loro è un rock potente con tutte le varianti della singola traccia, non dispiacciono in quanto i brani sono tutti di più che discreta levatura,  danno però nell'insieme l'idea di già sentito o di aver forse confezionato troppo i brani adeguandoli a determinati canoni pop rock. Premesso questo nel complesso il lavoro non è affatto male, anzi suona e arriva che è un piacere, li attendiamo con curiosità alla prova sulla lunga distanza: "Cronaca di una fine annunciata": reggae/ska piacevole, ben costruito... ma è la frase finale che si prende la scena: "questa è la storia di una ragazza questa è la storia della mia mamma", non  ricordo chi del team di Vasco, commentò anni addietro che la credibilità ai 4 amici di Gino Paoli l'aveva data appunto il finale di Vita Spericolata... si può dire lo stesso o quas...

Holy Motors di Leos Carax

"La bellezza si dice sia nell'occhio di chi guarda e se non c'è nessuno che guarda" Un film per critici, per cultori, per appassionati e per i fan di Carax... un film sul cinema e per il cinema "che non c'è più" e contro lo spettatore muto e assente che si vede nelle prime inquadrature, che l'ha abbandonato, un film dove dunque lo spettatore sembra quasi non avere importanza alcuna o meglio non se la merita e chi vuole entrare in gioco "deve calarsi perfettamente nella parte".... è difficile consigliare "un film del genere, talmente sui generis e sui generi" a qualcuno,  tanto è contro un ipotetico pubblico pagante. Detto questo la disamina scevra di orpelli e calata nelle ombre prima, per finire nella notte più tetra poi, che fa Carax sull'arte cinematografica e sul ruolo della filmografia oggi è da applausi a scena aperta, il nostro si affida a un meccanismo perfetto dove opportunamente manca di codificare ruoli e per...

Bobo Rondelli e l'orchestrino - A Famous Local Singer

Definirsi “A Famous Local Singer” è alquanto riduttivo ma rende bene l'ironia che Bobo Rondelli, sin dagli Ottavo Padiglione, ha sempre messo nella sua arte. Nel tempo ci ha abituati ad una poetica riflessione sull'esistenza, ad una sottile malinconia, ad una dolcezza inquieta... e in questo ultimo album Rondelli è come se tornasse alle origini, in parte alle radici della canzone italiana, quella delle balere, dei ritmi scandalosi anni '60- '70 che già in altre parti del mondo avevano fatto strage di fanatici in “caverne” sotterranee e locali sconci (a noi restano le balere). Un ritorno alle origini come l'uomo all'animale e infatti “A Famous Local Singer” – che sembra quasi un epitaffio tombale (ci perdoni) – è in realtà un cartello esposto nel giardino pubblico Parterre di Livorno dove una volta tenevano gli animali. Vi ricordate di Gigi Balla, l'orso di cui Bobo si innamorò da piccolo? In questo disco però, le canzoni sono rivestite di sonorità popola...

Paulette di Jérôme Enrico

Ennesima commedia francese raffinata e di gran gusto che risulta persino credibile tanto ha il senso della misura e non sappiamo quante volte l'abbiamo già scritto ma un film del genere e soprattutto con una trama del genere, in Italia, non si sarebbe mai riuscito a farlo con tale finezza e maestria, senza tralasciare la profondità della storia che non manca momenti toccanti. Ma andiamo con ordine, un flashback iniziale ci racconta in rapida successione la storia di Paulette (Bernadette Lafont), ex pasticciera che ha visto la sua fortuna svanire, col tempo e la morte del marito l'11 settembre 2001 (cosa questa che da vita a due gag irresistibili, la prima per commemorarne la ricorrenza cerca di fare un dolce e un brindisi alla sua memoria, ma cambiando canale non c'è altro ovviamente che lo speciale della tragedia di New York e in seguito al cimitero, quando un passante nota come la sua ex moglie sia vicina di tomba del marito di lei guardando la data: " è morto ne...

El Bastardo - Wood & Steel

Un lavoro sincero e senza compromessi o fronzoli, è questo "Wood & Steel" e non poteva essere altrimenti visto il suo autore. El Bastardo torna e suona caldo, intimo eppure viscerale e arriva al punto, lo-fi e sperimentale, one man band, vero e genuino, tra blues, folk, country, ukulele, armonica, kazoo... e "chitarre che portano lontano" è un piacere perdersi nelle sue lande, anche se per il futuro ci permettiamo di consigliare di osare maggiormente e uscire "dai classici"in quanto la proposta a parer nostro, va arricchita, non di strumenti ma di suggestioni "altre" che finiscono per mancare alla lunga, specie nella parte centrale dell'album, un consiglio tutto qui, che non inficia quanto di buono abbiamo premesso. Si comincia col blues di"There's a Train You Can't Step Out Of"con la sua chitarra ipnotica e gli efficaci intermezzi di armonica per proseguire con il folk delicato e intenso di "Growing Alone and ...

Max Pezzali - Max 20

I festeggiamenti non finiscono mai per Max Pezzali, dopo la celebrazione di "Hanno ucciso l'uomo ragno" con i maggiori esponenti della scena rap italiana e il tributo indie di rockit, questo "Max 20" chiude un discorso a quanto pare "per sempre?!?" e porta in dono 5 nuovi brani, due con Repetto e una nuova versione di "Tieni il tempo" con Jovanotti, fresca e accattivanete e una riproposizione dei suoi maggiori successi in compagnia di tanti artisti eccellenti, stavolta dal mondo del pop nostrano. Tra la figura di Obama (quanto meno sottintesa) e il sogno americano, che fa storia e metafora degli esordi come 883, si muovono i brani d'apertura col compagno di sempre Mauro Repetto sopra una harley: "Welcome Mr. President"è un brano alla Neffa per così dire, con un testo "sociale" che non convince pienamente nel dipanarsi armonico facilotto del  ritornello: "è tutto a posto tutto si risolverà è tutto ok la stor...